In Italia sono circa 2 milioni le persone “in mobilità”, cittadini che vivono in Italia ma si spostano in un’altra città, lontano dal proprio comune di residenza, per studiare o lavorare. Si tratta soprattutto della fascia più giovane della popolazione, dai 18-35 anni. Per loro, a ogni votazione nazionale, si pone il problema di tornare nella loro città a votare. E lo stesso problema ci sarà il 20 e 21 settembre, quando gli italiani dovranno esprimersi sul taglio dei parlamentari. “Dovranno scegliere se affrontare lunghi, costosi e, con la pandemia, potenzialmente rischiosi viaggi per andare a votare, oppure se astenersi”, si legge sul sito del Comitato civico IoVotoFuoriSede. Insieme all’organizzazione The Good Lobby, ha già raccolto oltre 9.500 firme in una petizione per chiedere a governo e parlamento di inserire il tema del voto a distanza nel pacchetto di riforme della legge elettorale.

Per spingere il parlamento a legiferare, è stato depositato il primo ricorso per conto di un gruppo di elettori che, in occasione delle elezioni politiche del 2018, è stato costretto a sostenere ingenti spese di viaggio per votare o ha dovuto rinunciare. “L’obiettivo – dichiara l’associazione – è presentare altri ricorsi e arrivare di fronte alla Corte Costituzionale per far valere il principio del diritto al voto”.

“La legge in vigore risale al 1957 ed è del tutto inadatta alle caratteristiche della società attuale – denuncia Stefano La Barbera, presidente del Comitato – Una situazione paradossale se si pensa che con l’Italicum il governo ha già affrontato e risolto questo problema per i cittadini temporaneamente all’estero, come gli studenti Erasmus“.

Secondo la legge, solo determinate categorie di lavoratori, come gli appartenenti a corpi militari, alle forze di polizia, ai vigili del fuoco e i naviganti, possono votare al di fuori del comune di residenza in occasione delle elezioni nazionali (politiche e referendum). Per tutti gli altri elettori sono previste solo alcune agevolazioni sui costi di viaggio sostenuti per raggiungere il proprio comune di residenza. Gli sconti disponibili sono però limitati ai treni a lunga percorrenza o a voli che di base hanno prezzi molto elevati. Di conseguenza, i costi restano alti e difficili da sostenere per uno studente o un giovane lavoratore. Oltre al costo, c’è anche il fattore tempo, perché gli spostamenti richiedono molte ore: per molti è difficile, se non impossibile, lasciare il domicilio perché gli obblighi di lavoro o di studio non consentono lunghi spostamenti.

“Guardando all’Europa, è evidente come il nostro Paese sia in ritardo nell’adeguamento della normativa agli standard democratici internazionali – continua il Comitato – Il problema ha delle importanti ripercussioni anche sull’affluenza alle urne: se guardiamo i dati delle ultime elezioni politiche del 2018, la media nazionale è stata del 73%, ma la percentuale scende di ben 7 punti nelle regioni meridionali. Tra gli elettori che mancano all’appello, una larga parte sono i cittadini in mobilità”.

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