Lui è perfetto, è il modello di antitaliano. Come ci spiegava Giorgio Bocca, un grande giornalista che utilizzò questa parola per farne il titolo della sua fortunata rubrica sull’Espresso, esistono modelli intramontabili di cittadini da mandare in esilio. E Aurelio De Laurentiis è l’antitaliano in senso proprio, a suo agio nel fottersene degli altri, convinto com’è che contano solo i suoi diritti. I suoi diritti (alla ricchezza, alla popolarità, all’arroganza, alla strafottenza, anche alla vanità) ieri li ha ritenuti prevalenti davanti a un dovere minimo, civile: quello di evitare che la sua esposizione in pubblico provocasse danni ad altri.

De Laurentiis, nonostante fosse in attesa del risultato di un tampone (poi positivo), ieri ha voluto partecipare all’assemblea dei presidenti delle società di calcio, mostrandosi all’uscita senza la mascherina. E’ il modello negativo perfetto, la figura permanente di quanto sia cialtronesca la nostra classe dirigente, di quanto rifiuti ogni tipo di cooperazione con la sanità pubblica, ogni tipo di condivisione nella disciplina e nel contegno da assumere per isolare il contagio.

De Laurentiis, presidente del Napoli, è un leader, un modello, un punto di riferimento per tante migliaia di tifosi. Il suo comportamento, un misto di pressapochismo e arroganza, tipico di chi si sente estraneo e liberato da ogni vincolo sociale, da ogni regola, è dunque proprio quell’antitaliano di cui ci parlava Bocca: colui che chiede allo Stato, avanza diritti, ottiene prebende e onori (magari anche favori), e non dà mai nulla. Perché lui è oltre, è fuori, è sopra. Da ieri è positivo al coronavirus.

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