Vittorio Delpiano era un prete, ma era anche un artigiano, ma era anche un profondo conoscitore della natura delle Langhe, dell’Alta Langa, quella di San Benedetto Belbo, dove viveva. Furono i coniugi Ricchiardi, che vivono a poca distanza da lui, a farmelo conoscere e a convincermi che in un libro sulle persone dell’Alta Langa lui non poteva mancare.

Ma mi avvisarono anche che non aveva una gran voglia di parlare di sé, men che meno di farsi fotografare. In realtà, ci trovammo subito in sintonia, e accettò di buon grado di farsi intervistare per Lontano da Farinetti, il libro in cui confluivano le testimonianze di personaggi di varia estrazione e cultura, ma tutti lontano dal mondo ricco e artificiale della Bassa Langa.

Fu così che il burbero Toio (o “Toiu” alla piemontese, come era conosciuto Vittorio Delpiano in tutta la Langa e non solo) si aprì e mi parlò di come nacque la sua passione per i muretti a secco: fu negli anni Ottanta dello scorso secolo e c’era da recuperare una foresteria del 1600 (che poi divenne casa sua) e tanti muri e muretti a secco tutto intorno. Lui acquisì la competenza da un anziano del luogo, gli piacque e divenne uno dei massimi esperti di questa antica tecnica in Italia e non solo. Ma questa non era la sua unica passione, c’era anche quella per le specie arboree, visto che entro cinquecento metri da casa sua si trovavano tutte le specie vegetali delle Langhe, favorite anche dal microclima creato dal torrente Belbo.

Una passione fine a se stessa? No, certo, non era da Toio, persona molto pratica. Cominciò a raccogliere e catalogare con infinita pazienza e competenza esempi di quei legni e il tutto confluì in una xiloteca, ospitata in una delle stanze a pianterreno della foresteria, una stanza sempre aperta perché la cultura, la conoscenza doveva essere accessibile a tutti.

Quando lo intervistai nel 2018 erano 126 gli alberi e arbusti catalogati. Io pensavo che fine avrebbe fatto questo tesoro alla sua dipartita… “Sì, va bene tutto, ma Toio, tu hai tempo di fare anche il prete?” Sì, ce l’aveva, ma con una notevole sofferenza nel cuore: “Come prete, secondo me il Cristianesimo è morto, rimangono le rappresentazioni, ma il significato esperienziale è perso”. Del resto: “Sta prevalendo un modello assai disumano di vita, che mira al profitto, all’arricchimento fine a sé stesso”. Quando il libro fu edito, ci trovammo tutti, ovviamente a casa sua: chi se non lui avrebbe potuto mettere a disposizione la sua casa? Fu una giornata di amicizia e di festa. Dopo lo incontrai ancora una volta che andai a incontrare Leonardo Marengo, che abita a due passi da lui. Era molto meno burbero. Mi confidò che il muretto a secco che Leonardo stava erigendo secondo lui non sarebbe durato, e sorrise. Toio se ne è andato nella notte di venerdì. Il funerale non potrà essere celebrato in chiesa perché ci saranno troppe persone.

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