I “Seat Music Awards” hanno creato un precedente unico nel mondo della musica live nel nostro Paese. Per la prima volta nella loro storia tre, tra le grandi agenzie di concerti, hanno sotterrato l’ascia di guerra per allearsi e combattere lo spettro di una crisi importante che si protrae dal lockdown e che ha messo a repentaglio migliaia di posti di lavoro. Abbiamo incontrato Ferdinando Salzano di Friends And Partners, Roberto De Luca di Live Nation Italia, Clemente Zard di Vivo Concerti e ci hanno illustrato uno scenario “drammatico” con “danni spaventosi”. Si registra in totale il -90.47% di differenza di fatturato in meno, rispetto allo scorso anno. Il nesso turismo, spettacoli musica dal vivo e industria dell’accoglienza, al momento è interrotto per la situazione in cui versa la società a causa della pandemia. I numeri parlano chiaro: le perdite ammontano a 1.5 miliardi di euro e c’è il rischio concreto che 25.000 famiglie rimangano definitivamente a casa.

Tutte le agenzie stanno lavorando affinché si possa tornare alla musica live nell’estate 2021 con i big da Ligabue a Ultimo, passando per l’evento “Una Nessuna Centomila” con le star della musica italiana, a Vasco Rossi e Tiziano Ferro. Generalmente a pieno ritmo i concerti in una stagione per le agenzie, rappresentato il 75% del fatturato totale in un anno, tra concerti negli stadi e grandi spazi. “Ma se dovessimo attraversare un altro anno come questo, se le cose non dovessero migliorare, sarebbe un colpo ferale per tutti”, tuona Salzano. Il rischio e le conseguenze sono chiare: la chiusura per l’incapacità di sostenere costi di gestione del personale e dei collaboratori, costi societari al collasso e bilanci in perdita irreversibile.

Gli organizzatori sono sconcertati da quello che è successo con le discoteche. “Già fuori dai locali si creavano assembramenti e lo abbiamo visto tutti – spiega Zard -, ma una volta dentro chi ha garantito tutti i controlli necessari?”. Le regole per gli spettacoli di musica leggera, invece, non lasciavano spazio ad alcuna “libera” interpretazione legale: massimo mille persone all’aperto consentite, duecento persone invece per spazi al chiuso. Tutti seduti e a distanza, mascherine e gel igienizzante a disposizione. Alcune realtà indipendenti, come OTR Live con artisti come Diodato e Max Gazzè sono riusciti a realizzare in giro per l’Italia alcuni piccoli concerti. Lo stesso ha fatto Nek, questa estate, con il tour solo chitarra e voce e si aggiungerà anche Elisa, entrambi per Friends And Partners. Quest’ultima con sei date dal 15 settembre. Nek, Elisa, ma anche Max Gazzè hanno destinato i ricavi a favore dei lavoratori più fragili. Quindi i profitti sono ridotti al lumicino, siamo ben lontani dalle cifre degli anni scorsi.

Quali sono le prospettive? “Stiamo lavorando per salvare la prossima estate, si naviga a vista – spiega Salzano – e speriamo che la situazione migliori. Abbiamo rispettato tutti le regole e sottolineo che non c’è stato nessun focolaio nei concerti che abbiamo organizzato noi e altri. A differenza delle discoteche, come organizzatori di concerti, siamo benissimo in grado di controllare la temperatura corporea degli spettatori, garantire gli ingressi contingentati e il distanziamento”. Quindi perché non ripartire con i concerti? “Bisognerà vedere anzitutto cosa accadrà dopo il 15 ottobre, quando si dovranno riscrivere le regole secondo la situazione sanitaria che ci sarà in quel momento – spiegano tutti e tre -. Quindi valuteremo gli scenari, se sarà possibile almeno arrivare a mille persone in un club questo autunno-inverno, ancor meglio se a marzo si potrà tornare a fare alcuni grandi eventi, per poi finalmente partire con tutti i concerti dell’estate 2021 che abbiamo riprogrammato. Perché una cosa è certa: chi vedrà gli show nel 2021, assisterà a eventi di grande livello. Non sacrificheremo nulla. Lo dobbiamo in primis agli spettatori”. Il senso è che in qualsiasi momento ci fosse un ok del Governo, e naturalmente la situazione sanitaria dovesse migliorare, i live sarebbero pronti a ripartire in qualsiasi forma e sostanza. I dieci milioni di euro stanziati dal ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Franceschini per la musica dal vivo “è un primo ristoro – commenta De Luca –, anche se dobbiamo capire ancora bene come accedere a questi fondi”.

L’obiettivo comune è non solo risollevare la situazione economica di queste aziende, ma anche sostenere i lavoratori fragili dello spettacolo, che versano in condizioni difficili da mesi ormai, a causa del blocco degli eventi. “In tutti questi anni non siamo mai stati interessati a far lobby – dice Salzano – e non abbiamo mai chiesto aiuti statali, grazie anche al nostro lavoro e agli incassi. Non ne avevamo bisogno”. Ma lo scenario mondiale è radicalmente cambiato e il sistema musica inevitabilmente va ripensato per evitare di ritrovarsi in un baratro. Del resto anche nel Regno Unito, in Francia e in Germania esiste da tempo un sistema di tutele anche per chi produce live e musica leggera. Con Assomusica, che raccoglie quasi tutte le agenzie live in Italia, si dovrà ad ottobre, aprire un tavolo per ridefinire tutto il settore e prevedere, in caso di qualsiasi pandemia, un sostegno maggiore. Il tutto ha una finalità: garantire e tutelare posti di lavoro. Molti dipendenti e collaboratori occasionali, in questo momento sono in cassa integrazione, ma con un grande punto di domanda su quello che accadrà nei prossimi mesi accadrà nel 2021.

E sul versante voucher – di cui tanto si è discusso in questi mesi – com’è la situazione? Dall’entrata in vigore del decreto legge Cura Italia sono stati emessi 134.073 voucher per un valore di quasi 11 milioni di euro, con una media del biglietto di 58.68 euro. Sono i numeri ufficiali forniti da Assomusica. Ma i dati più interessanti vengono dalle percentuali dei voucher richiesti in vari settori. La situazione al 10 luglio 2020 per la musica leggera vede un 4.68% di richieste sul totale del venduto, diverse e maggiori le percentuali invece per il settore del teatro, opera e mostre con il 32.46% delle persone che hanno richiesto il voucher, si arriva al 37.12% nel settore dello sport. Questo cosa vuol dire? Che la gente ha voglia di concerti e la speranza che le luci dei riflettori si riaccendano il prossimo anno è ancora viva. Covid-19 permettendo.

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