Anna Foglieta madrina della Mostra del Cinema di Venezia 2020. Un impegno sempre denso di emozioni, ma quest’anno c’è anche di più. Al Lido si celebrerà l’unico festival di livello mondiale in presenza. Il motivo lo sappiamo tutti ed è l’emergenza coronavirus. In completo nero, giacca e pantalone, cappelli biondi raccolti l’attrice è apparsa sul red carpet per il consueto photocall. Emzionata, ma determinata e “orgogliosa di essere stata scelta”, perché questa 77esima edizione va considerata come un ‘anno zero’, un’occasione per ripartire e “dire al mondo che ce la possiamo fare“. “Penso che la Mostra del Cinema in questo abbia una grande opportunità e anche una grande responsabilità: per la prima volta si può essere veramente i primi a realizzare qualcosa, anche da un punto di vista culturale, che possa offrire l’opportunità di capire che si può fare. Che se rispettiamo tutti quanti un certo tipo di norme, regole e siamo tutti molto bravi e responsabili, ce la possiamo fare”, ha detto l’artista giungendo al Lido.

“Possiamo tornare a una pseudo normalità – ha aggiunto – con tutti questi elementi di adattabilità ai quali ci siamo un po abituati, anche se sono strani, anche se non ci piacciono. Ma sono delle regole alle quali ci dobbiamo attenere se vogliamo riprenderci delle cose. Si può, si deve fare: come siamo andati in spiaggia e a mangiare la pizza, possiamo e dobbiamo tornare al cinema. E noi di Venezia abbiamo questa responsabilità: essere una sorta di immagine, che dice alla gente ‘tranquilli, si può fare, potete farlo’, come uno start”. Anche per questo, Anna si sente “molto orgogliosa di essere stata scelta come madrina. È un anno speciale, non sarà un anno di festa o spensieratezza, non ci sarà quel caos frenetico caratteristico di Venezia. Ma mi sono detta che anche per il mio modo di interpretare il mio lavoro andava bene: io non ho mai voluto essere troppo sotto i riflettori. Sono orgogliosa di essere madrina di un’edizione che resterà, in un senso o nell’altro, nella storia. È un po’ un anno zero, non la vivo come Venezia 77 ma come Venezia zero”. L’attrice ha sottolineato la grande forza con la quale gli italiani hanno affrontato la dura prova del coronavirus: “Io non sono mai stata campanilista, ma l’Italia ha dovuto affrontare questa emergenza per prima e siamo stati bravi, ci siamo comportati bene. Sono felice di essere italiana”.

E ora si deve ripartire, “facendo le cose con empatia”, ha spiegato, accennando al suo discorso da madrina: “È già scritto, venuto fuori di getto, è stato una sorta di flusso di coscienza, che però è maturato emotivamente nel corso di un lungo periodo, circa un mese e mezzo. Quest’anno bisogna parlare di tante cose, e farlo in maniera organica, molto fluida. Le parole sono importanti, mai come quest’anno. Non c’è una sola parola scelta a caso nel mio discorso. Se devo dire, però, ci sono due parole chiave: ‘fare’ ed ‘empatia’: è proprio il tempo di fare le cose in maniera empatica. Siamo tutti in una enorme Arca che è in una bella tempesta, ma che speriamo si diriga verso il sole. Ma dobbiamo rimboccarci le maniche e dobbiamo essere attivi”. Come per la riapertura delle scuole, argomento che le sta molto a cuore: “Credo che ci sia molta paura e che la presa di responsabilità rispetto alla scuola sia un tema delicatissimo. Ho visto incoerenza quando si parlava di non riaprire le scuole, ma i bambini andavano al parco, a fare il bagno con gli amici, e facevano una vita normalissima. Il problema è la dispersione scolastica: non è che noi vogliamo toglierci dalle scatole i nostri figli ma la scuola, per la maggior parte delle famiglie con disagi socio economici, è una risorsa enorme. Al ministro chiederei un impegno in più pensando a loro, a quei figli di persone che hanno davvero bisogno del ritorno a scuola”. Infine, l’attrice ha rivelato che finita la Mostra tornerà sul set: “Il film è ‘Una storia italiana’, parla della storia di Alfredino Rampi. E io sarò la signora Franca Rampi”.

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