Tra le conseguenze della crisi economica c’è senza dubbio la recrudescenza dei fenomeni di criminalità organizzata. Purtroppo dalla Puglia, e soprattutto dalla provincia di Foggia, non arrivano buone notizie. Il 10 agosto, lungo l’A14 nel tratto tra Canosa e Cerignola, c’è stato il secondo assalto a portavalori nel giro di poche settimane. Il primo, con modalità simili e forse da parte dello stesso commando di otto uomini, è del 24 luglio. Sono falliti entrambi per puro caso, il primo per il passaggio di un furgone della polizia e il secondo perché è scattato il blocco della cassaforte.

Assistiamo sempre a vere e proprie operazioni militari: nel giro di pochi minuti, auto date alle fiamme per bloccare il traffico, colpi di kalashnikov, esplosivo lanciato contro il furgone, chiodi a tre punte per forare gli pneumatici, un escavatore per aprire il blindato. Siamo nel territorio di Cerignola, la bella città che fu teatro delle battaglie sindacali di Giuseppe Di Vittorio, dove ora purtroppo opera la terza testa della mafia foggiana.

Le rapine milionarie sono da tanti anni una specialità della malavita cerignolana. Entrano in azione criminali ingegnosi, audaci, ben armati, addestrati e organizzati. Lo scorso anno ce l’ha raccontato Andrea Tundo sulle pagine de Il Fatto Quotidiano. “Tra di loro si definiscono “artisti”, citano spesso le imprese della banda guidata da George Clooney che in Ocean’s Eleven svaligiava i casinò di Las Vegas. La realtà è che sono criminali. Preparatissimi. Con un’organizzazione paramilitare. Armati fino ai denti e senza paura di sparare, anche 170 colpi come avvenne lungo la A12 nel 2016 in provincia di Livorno. Chirurgici e veloci, molto spesso concludono le loro azioni senza spargere sangue e portandosi a casa milioni di euro in pochi minuti.”

Le bande cerignolane operano non solo in Puglia, ma su tutto il territorio nazionale e persino all’estero. Nel dicembre del 2016, a Catanzaro, riescono a rubare 8,5 milioni di euro dalla cassaforte della Sicurtransport (aperta con una ruspa), ovviamente con il lasciapassare della ‘ndrangheta. I colpi ai portavalori, ai tir carichi di merce preziosa e ai caveau pieni di soldi si aggiungono al fiorente traffico di stupefacenti.

Costituiscono, per la mala cerignolana, una sorta di accumulazione primaria del capitale mafioso. E creano consenso: “vox populi – scrive Tundo – vuole che quando in giro per l’Italia ci sia uno di questi ‘colpi del secolo’ in città qualcuno esulti perché presto ci saranno migliaia di euro che verranno spesi. È esattamente quello che accadeva negli anni Ottanta in Calabria, quando i soldi dei sequestri di persona finanziavano i cantieri edili. Pure quelli – come spiega Enzo Ciconte nel suo ultimo libro Alle origini della nuova ‘ndrangheta. Il 1980 (Rubbettino, 2020) – erano crimini da “professionisti”, molto lucrosi, “popolari”, e talvolta frutto della collaborazione con altre organizzazioni mafiose.

Insomma la mafia foggiana non deve essere sottovalutata. I sodalizi mostrano una eccezionale vitalità, la capacità di tessere pericolose alleanze con le grandi mafie tradizionali e anche una certa vocazione imprenditoriale. Lo sa bene Michele Carota, segretario provinciale del Siulp di Foggia, che proprio all’indomani dell’ultimo assalto sull’A14, esprime tutta la sua preoccupazione, chiede a gran voce il potenziamento del Commissariato di Cerignola e torna sul nodo irrisolto del Tribunale di Lucera, soppresso nel 2013 da un discutibile decreto di tagli alla spesa pubblica.

Con quella “riforma”, nel vasto territorio della Capitanata si passò da otto uffici giudiziari (due tribunali e sei sezioni distaccate) a uno solo, il Tribunale di Foggia, oggi naturalmente congestionato. “Questa provincia – scrive il sindacalista della Polizia di Stato in una nota dell’11 agosto – a parte le recenti realizzazioni di importanti presidi di legalità (Reparto Prevenzione Crimine di San Severo e Dia di Foggia), in passato ha dovuto ingiustamente subire, per ragioni ancora tutt’oggi per niente digeribili, la cancellazione di istituzioni di legalità importanti come il Tribunale di Lucera o la Scuola di Polizia.”

Il comunicato del Siulp fa eco alle accorate parole dell’avvocato Pippo Agnusdei, Presidente del Comitato nazionale dei Tribunali accorpati, che nel suo appello del 5 agosto al premier Giuseppe Conte auspica ancora una volta la riapertura del Tribunale di Lucera, utilizzando i cospicui finanziamenti ottenuti dall’Europa. Attendiamo fiduciosi.

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