Tra di loro si definiscono “artisti”, citano spesso le imprese della banda guidata da George Clooney che in Ocean’s Eleven svaligiava i casinò di Las Vegas. La realtà è che sono criminali. Preparatissimi. Con un’organizzazione paramilitare. Armati fino ai denti e senza paura di sparare, anche 170 colpi come avvenne lungo la A12 nel 2016 in provincia di Livorno. Chirurgici e veloci, molto spesso concludono le loro azioni senza spargere sangue e portandosi a casa milioni di euro in pochi minuti.

La caccia al colpo grosso – È il frutto dell’investimento, se così si può chiamare, fatto nei mesi precedenti: appostamenti, preparazione fisica e lavoro d’ingegno per non sbagliare nulla quando è il momento di entrare in azione. Se c’è un colpo a un portavalori, a tir carichi di merce preziosa o caveau imbottiti di soldi, di mezzo ci sono loro: i cerignolani, spesso aiutati da ‘amici’ del Nord Barese. Mentre le altre ‘teste’ – Foggia, San Severo, Gargano – della mafia foggiana si dedicano a business altrettanto lucrosi ma più spiccioli, che anche a Cerignola non disprezzano, loro hanno in testa il “colpo grosso”. Tanto che ormai, si racconta in ambienti investigativi, quando c’è una rapina milionaria in giro per l’Italia, la polizia passa al setaccio i movimenti dei banditi del paese foggiano.

I 50 milioni sfumati a Chiasso – A volte falliscono, come è successo nel febbraio 2018 quando dopo ore di appostamenti nei boschi svizzeri erano pronti ad abbattere un muro del caveau di una società di trasporto di preziosi a Chiasso per tornarsene in Puglia con 50 milioni di euro in tasca. Il bottino se lo sarebbero spartiti in dieci, dopo mesi di sopralluoghi, preparazione del colpo con auto rubate e già posizionate lungo la strada del ritorno e un marchingegno, il jammer, costato 40mila euro, che consente di disattivare i sistemi di allarme e di disturbare le frequenze di comunicazione. Ma la polizia era sulle loro tracce ed è entrata in azione poco prima del loro blitz svizzero, facendo sfumare quel colpo che – se lo ripetevano mentre erano intercettati – sarebbe stato alla Ocean’s Eleven.

I 150 chili d’oro in Toscana – Sette anni prima, era la notte dell’8 marzo 2011, avevano isolato l’intero abitato di Poggio Bagnoli, nell’Aretino, con auto e macchinari rubati per portare via un quintale e mezzo d’oro, perdendone qualche chilo durante la fuga, dall’azienda orafa Salp. La fabbrica venne letteralmente distrutta dal lavoro di una ruspa per arrivare al caveau che custodiva quel tesoro da 3,5 milioni di euro. Il 14 dicembre 2012, in sette assaltarono un portavalori armati di kalashnikov e fucili a pompa, tra i due caselli autostradali di Vasto. Dopo aver fermato il mezzo, erano saltati sul tettuccio del mezzo blindato e dopo averlo averlo aperto come una scatoletta di tonno se n’erano andati con 600mila euro.

Gli assalti in autostrada – Nel settembre 2015 agirono poco più a nord, sempre lungo la A14. All’altezza di Loreto misero nel mirino due furgoni della Fitist che viaggiavano con 4,7 milioni di euro. In due minuti esatti bloccarono un’arteria autostradale, misero in azione i jammer per isolare le comunicazioni e dopo, aver speronato i portavalori, azionarono i kalashnikov per intimorire le guardie giurate. Quindi smantellarono i blindati e se ne andarono con le casseforti, coperti dal fuoco di alcune vetture incendiate e dai loro passamontagna. Nulla in confronto all’inferno di fiamme e proiettili scatenato da un’altra banda di cerignolani esattamente un anno più tardi lungo la A12.

I 170 colpi di fucile sulla A12 – Alle 23 in punto scatta l’azione: fingendosi forze dell’ordine, con auto munite di lampeggianti, riescono a isolare 10 chilometri di autostrada tra Rosignano e Collesalvetti, nel Livornese. Almeno in otto, secondo quanto ricostruito dalle squadre mobili di Firenze, Pisa, Ancona e Foggia con gli uomini dello Sco della Polizia. L’obiettivo è un blindato della BTV Mondialpol, ma prima bisogna bloccare il traffico in entrambi i sensi di marcia: il commando costringe gli automobilisti a posizionare le vetture di traverso così da creare code chilometriche, intanto sparge chiodi a 4 punte per evitare l’arrivo di vetture della polizia. A quel punto intercettano il blindato che trasporta 6 milioni di euro. Le guardie giurate non si arrendono e ne nasce un conflitto a fuoco: vengono esplosi 170 colpi di Ak47 e fucile a pompa. Ma per un inconveniente il colpo sfuma.

L’azione militare a Catanzaro – Andò molto meglio il 4 dicembre successivo ai cerignolani che entrarono in azione in provincia di Catanzaro per svaligiare la cassaforte della società Sicurtransport: undici minuti per bloccare le vie di fuga, aprire il caveau con una ruspa dotata di martello pneumatico, rubare 8,5 milioni di euro e fuggire tra le campagne. “Un’azione militare pianificata in ogni dettaglio”, la definì il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri nel giorno degli arresti della banda che entrò in azione alle 22 con tute mimetiche e passamontagna, in mano armi pesanti e inibitori di frequenze. “Siamo sotto attacco”, urlava la guardia giurata che diede l’allarme al 112. Vennero beccati solo grazie alla compagna di uno dei basisti locali, che decise di collaborare con gli inquirenti.

Cibo e pneumatici: i tir nel mirino – Se ne contano a decine di queste rapine progettate nel Foggiano e portate a termine “in trasferta”. E ci sono volte in cui, questi “specialisti” si accontentano anche di qualcosa in meno. Rapine alle Poste o in filiali bancarie, rigorosamente in trasferta. Da Ferrara a Bologna fino in Veneto e di nuovo giù, verso Reggio Emilia. Oppure assalti ai tir di generi alimentari, in alcuni casi anche di pneumatici. Vox populi vuole che quando in giro per l’Italia ci sia uno di questi “colpi del secolo” in città qualcuno esulti perché presto ci saranno migliaia di euro che verranno spesi. Moltissimi a Cerignola farebbero volentieri a meno di dover condividere la loro città con criminali ingegnosi. Una volta qualche banda di queste parti, racconta un investigatore a Ilfattoquotidiano.it, aprì un container pieno di bottiglie di un noto superalcolico in partenza per gli Stati Uniti dal porto di Genova. Sostituirono il carico con quintali di mattoni fino a pareggiare il peso ufficiale e non destare sospetti. Quando in America aprirono il container, il pacco” era servito. E nel Foggiano qualcuno stava brindando.

Twitter: @andtundo

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