Mahmood, dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2019 con “Soldi”, non si è fermato mai un momento. L’Eurovision Song Contest, i live, la promozione europea, poi il lockdown e la pubblicazione dei singoli digitali “Redemption song”, “Rapid (acoustic)” e “Moonlight Popolare” con Massimo Pericolo. Come autore spicca il successo sanremese di “Andromeda” di Elodie, certificato Platino. La nuova e ultima sfida di Mahmood è La Notte della Taranta dove, su Rai Due il 28 agosto dalle 22:50, canterà per la prima volta la ninna nanna araba “Sabry 2aleel”. A FQMagazine Mahmood traccia il bilancio di un anno dorato e spiega perché sta lontano dalle polemiche social. C’entra anche un consiglio della madre.

Da Sanremo a Eurovision, passando per La Notte della Taranta. Da dove nasce la voglia di mettersi sempre in discussione?
Se non volessi fare questo, dovrei cambiare lavoro (ride, ndr). Il mio scopo è cantare su più palchi possibili e davanti a più persone. Anche se quest’anno la Taranta, non è come lo scorso anno, con la gente sotto il palco a ballare, per me comunque è significativo soprattuto perché sono amante delle nuove collaborazioni. Come in questo caso con il maestro Buonvino: per me è un onore immenso lavorare con lui, perché ho visto che gli brillano gli occhi ed è felice di fare questo. Quando entro in contatto con artisti che lavorano in questo modo, non solo vengo stimolato ma voglio fare sempre di più. Poi devo dire che ogni volta che vengo in Puglia ci lascio un pezzo di cuore, lo scorso anno ho aperto il concerto di Lauryn Hill e per me è stato un onore, quest’anno canterò una canzone in cui c’è parta della mia infanzia. È un brano che ascoltavo con mio padre in macchina

‘Dorado’ racchiude in sé tanti significati, tra cui il valore del patrimonio culturale e delle origini. Hai fatto riferimento all’attualità?
Quando scrivo una canzone non mi piace che sia senza senso e vuoto, sarebbe una occasione persa per me. Quando scrivo un brano penso sempre di portarmelo appresso sul palco per i prossimi cent’anni. Quindi per me è significativo il fatto che ogni mia canzone debba raccontare qualcosa, se no mi annoierei dopo due volte che la canto. ‘Dorado’ sembra all’apparenza un brano estivo ma io non la reputo tale perché racconta quello che ho passato nell’ultimo anno: sono passato dalla cameretta di casa mia a un mondo dorato pieno di concerti, trasferte in Europa, sfilate, aerei privati. Nonostante questa ‘ricchezza’ il mio desiderio è tornare a casa, da mia madre ed è l’unica cosa che mi sta far tranquillo. Per me è importante rimanere legato alle cose più semplici, di tutti i giorni come giocare alla Nintendo sul divano.

Chi ti aiuta a rimanere coi piedi per terra?
Milano, mia madre, i miei amici e anche la Sardegna (la terra d’origine della mamma, ndr). Continuo a fare le cose di sempre e tutto questo mi dà la spinta a fare questo lavoro nel modo migliore. Il fatto di avere dei punti di riferimento è molto importante. Penso, ad esempio, a Elisa che ha tutta la sua famiglia a Monfalcone ed è rimasta a vivere lì.

Soddisfatto del risultato e della risposta del pubblico?
Sì. Questo brano è anche un po’ la summa delle mie influenze internazionali perché è il mio primo pezzo che ho scritto in spagnolo, poi tradotto in italiano. Per questo ho voluto sia Sfera che Feid perché questo è un mondo che richiama i videogame, quindi volevo un suono trap che fosse anche un po’ melodico e robotico che in Italia non c’è. Può sembrare una operazione di marketing, ma in realtà ‘Dorado’ è un pezzo che racchiude uno stile molto ben preciso, molto serrato. Questo è un brano che non si capisce subito ma arriva piano piano.

Hai collaborato con tanti artisti uomini da Fabri Fibra a Gué Pequeno, passando per Massimo Pericolo. Come mai non hai ancora duettato con una donna?
Arriva è solo questione di tempo… Però consideriamo che è solo un anno che faccio tutto questo e sino ad ora mi sono state date delle grandi possibilità per collaborare con persone e colleghi importanti. Quindi aspettiamo con calma, quando riuscirò ad avere più i controllo e tempo della situazione arriverà il pezzo giusto per duettare con una donna.

Con chi vorresti duettare?
Con Carmen Consoli, sono un suo grande fan e l’ascolto da sempre. Per me è una icona del cantautorato italiano.

A proposito di donne, sei amico di Elodie, hai anche scritto la sua ‘Andromeda’. Cosa ne pensi degli attacchi sui social che ha ricevuto per i suoi commenti contro il razzismo?
Elodie la conosco molto bene ed è così: sincera e diretta, quando deve dire una cosa la dice. Non mi sono stupito degli attacchi che ha ricevuto. Quest’anno è successo qualsiasi cosa, basti pensare al Black Lives Matter, sono rimasto scioccato che esistano forme così violente di razzismo in America. Sono cose che ti mettono tristezza, così come mi ha intristito leggere tutti quei commenti contro Elodie. La verità è che questi social sono un’arma a doppio taglio. Io sono il primo che li utilizza, ma perché devo anche lavorare su quei canali, però la cosa negativa è che comunque in questi ultimi anni si è creato un cortocircuito.

Perché i social sono pericolosi?
Tutti devono trovare il lato negativo delle cose, il dover giudicare e criticare sempre e prescindere. Anche il politically correct credo stia prendendo una piega un po’ ‘bad’, brutta nel senso che non si può fare né dire più nulla. Come è successo, ad esempio, ai vari rapper che per qualsiasi cosa dicano sui social vengono criticati duramente. È come essere processo ogni tre secondi, quindi per un’artista i social rappresentano una chiusura, non sei libero di dire quello che pensi al 100%. Tornando ad Elodie, il caos che si è creato è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questo caso si parlava di politica, ma le critiche si riversano anche sul lato artistico. Come, ad esempio, quando il Guè ha parlato di diversi artisti (scrisse sui social alcune frasi come ‘Vedere un rapper che va in giro vestito da donna con la borsetta mi fa ridere’, ndr), ha espresso solo un suo punto di vista.

Tu in che posizione ti poni?
Non mi permetto mai di scrivere ciò che penso sui social. Uno perché non me l’ha chiesto nessuno e la seconda cosa invece me l’ha fatta notare mia madre. Anche se devi fare un complimento c’è gente che quando legge frasi come ‘come sei dimagrita’ o ‘che bella che sei’ non la vede come una cosa positiva. Sui social tutto si amplifica e in negativo.

A quando un nuovo album?
Appena mi fermo un attimo, metto assieme tutti gli appunti che ho lasciato sparsi, ho però capito in questi mesi che mi piace sperimentare molto. Aprendomi così a nuove collaborazioni.

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