Oggi, Joe Biden ha in tasca le 13 chiavi che aprono la Casa Bianca, o almeno una maggioranza di esse: lo dice, e lo scrive sul New York Times, Allan Lichtman, un mago delle previsioni elettorali, che dal 1984 ha sempre – o quasi – azzeccato il pronostico sulle presidenziali statunitensi: pure la vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton nel 2016, anche se ammise, allora, che si trattava di una scelta “difficile”.

A suo dire, il suo sistema, applicato retroattivamente, avrebbe funzionato fin dal 1860, quando Abraham Lincoln fu eletto la prima volta. Il meccanismo ha però una falla: non è molto affidabile se chi vince il voto popolare perde le elezioni, come accadde nel 2000 – dava Al Gore e George W. Bush al fotofinish, con vantaggio a Gore, ma alla Casa Bianca andò Bush – e nel 2016.

Lichtman basa le sue previsioni, più che sui sondaggi, su un sistema di ‘chiavi per la Casa Bianca’ – 13, appunto – che misurano in particolare il sentimento degli elettori verso l’Amministrazione in carica. Storico di professione – insegna alla American University di Washington DC -, Lichtman, 73 anni, ha creato il suo modello insieme a un sismologo russo, Vladimir Keilis-Borok: il meccanismo consente di capire se il candidato del partito al potere – in questo caso, Trump per i repubblicani – vincerà o perderà le elezioni.

Democratico, Lichtman non cela la sua affiliazione politica: nel 2006, provò a divenire senatore nel Maryland, ma perse le primarie; nel 2017, quando Trump s’era appena insediato alla Casa Bianca, pubblicò un libro con tutti i motivi per cui il presidente doveva essere sottoposto a impeachment – e su questo sostanzialmente ci azzeccò.

Quest’anno, Lichtman è uscito allo scoperto molto presto, con il suo pronostico, che di solito pubblicava all’inizio di ottobre, a un mese circa dall’Election Day. Segno, forse, che le cose sono chiare o che almeno lo sono ora.

I fattori di Lichtman si basano sulle performance dell’Amministrazione in carica. Usare le ‘chiavi’ è facile: basta rispondere ‘vero’ o ‘falso’, come si usa nei test delle scuole americane, a 13 affermazioni, ognuna delle quali è favorevole al partito al potere. Quando solo cinque o meno affermazioni sono false, il partito al potere vince. Quando sei o più sono false, vince il partito dello sfidante.

Per Lichtman, ”le elezioni Usa si riducono, in ultima analisi, a un referendum sul partito al potere: se la gente è soddisfatta, lo conferma; altrimenti, cambia”. Nel 2020, è più vero che mai: il voto è un referendum su Trump.

Siccome le domande sono per lo più oggettive, le risposte sono spesso obbligate o, comunque, ovvie. Non è però sempre così: alcune valutazioni possono variare da elettore a elettore, lasciano l’esito della prova aleatorio. Difficile da determinare è soprattutto l’impatto, di qui fra tre mesi, dell’epidemia da coronavirus e dell’impatto da essa avuto sull’economia e l’occupazione.

Lichtman non tiene segrete le sue chiavi. Ma i politici non sempre gli danno retta: ”Nel 1991 – ama raccontare l’esperto – il mio sistema indicava che i repubblicani avrebbero certamente perso l’anno dopo. Ma i democratici non ci credevano: avevano paura di Bush senior. Ricevetti una telefonata da Little Rock, da una collaboratrice del governatore dell’Arkansas”. Bill Clinton diede fiducia alla sua teoria, si candidò e diventò presidente.

Vediamo le ‘chiavi’ una per una e cerchiamo di aprire con esse la porta della Casa Bianca 2021-2025; ovviamente, ogni lettore può dare le sue risposte:

1. Dopo le elezioni di ‘midterm’, che si svolgono a metà del mandato presidenziale, il partito del presidente ha più seggi di quanti ne aveva prima. E’ falso: Trump 0-Biden 1.

2. Non c’è stata una battaglia serrata per la designazione del candidato del partito al potere. E’ vero: Trump non aveva rivali. Trump 1-Biden 1.

3. Il candidato del partito al potere è il presidente in carica. E’ vero. Trump 2-Biden 1.

4. Non c’è in lizza un terzo candidato significativo. E’ vero, a meno di non considerare tale Kanye West (che comunque gioca contro Biden). Trump 3-Biden 1.

5. L’economia non attraversa una fase di recessione durante la campagna. E’ falso: c’è una recessione e l’occupazione è crollata. Trump 3-Biden 2.

6. Il reddito reale ‘pro capite’ nell’ultimo quadriennio è salito quanto o più che negli otto anni precedenti. Qui, la risposta va data alla luce della percezione attuale: è falso, Trump 3-Biden 3.

7. L’Amministrazione in carica ha avuto un grosso impatto sulle politiche interne. E’ falso: le maggiori promesse elettorali non sono state mantenute, l’Obamacare non è stata cancellata, il muro non è stato costruito. Trump 3-Biden 4.

8. Nell’ultimo quadriennio, non ci sono stati disordini sociali duraturi e violenti. Era vero fino a maggio, salvo non considerare tale l’epidemia. Ma ora è falso: da due mesi gli Stati Uniti sono incessantemente attraversati da proteste antirazziste, talora violente. Trump 3-Biden 5.

9. L’Amministrazione in carica non è stata macchiata da scandali importanti. E’ falso: c’è stato l’impeachment e Trump è un catalizzatore di polemiche. Trump 3-Biden 6 – a questo punto, è fatta.

10. L’Amministrazione in carica non ha subito scacchi di rilievo nella politica estera o sul fronte militare. E’ discutibile, su tutti i fronti aperti – Cina, Russia, Iran, Siria, Afghanistan, etc. – ma si può considerare sostanzialmente vero. Trump 4-Biden 6.

11. L’Amministrazione in carica ha ottenuto successi di rilievo nella politica estera o sul fronte militare. E’ opinabile, come al punto 10, ma, pensando a come l’opinione pubblica americana può avere percepito l’uccisione del generale iraniano Qassim Soleimani, diciamo che è vero. Trump 5-Biden 6.

12. Il candidato del partito al potere è carismatico o è un eroe nazionale. Trump non è né l’uno né l’altro, ma è di sicuro un personaggio. Diamogli anche qui il vantaggio: Trump 6-Biden 6.

13. Il candidato del partito sfidante non è carismatico e non è un eroe nazionale. Qui pochi dubbi: è vero. Trump 7-Biden 6.

Biden dunque ce la fa, ma per il rotto della cuffia. Determinante sarà, all’Election Day il 3 novembre, la risposta che gli americani daranno alle chiavi 5, 6 e 8. A meno che Trump, come già accadde nel 2016, non abbia con sé passepartout e grimaldello e faccia a meno delle chiavi.

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