Pubblicare tutti i verbali per accertare le responsabilità, a livello istituzionale, sugli errori commessi durante la pandemia da Covid-19. Lo chiede il comitato Noi Denunceremo, che nelle scorse settimane presentò in Procura, a Bergamo, le denunce dei familiari delle vittime. E lo fa il giorno dopo la diffusione da parte della Fondazione Einaudi di cinque verbali del Comitato tecnico-scientifico (28 febbraio, 1-7-30 marzo, 9 aprile) e nello stesso giorno in cui è stato reso noto il contenuto del verbale del 3 di marzo che riguarda proprio la zona rossa tra Nembro e Alzano Lombardo.

“Come bergamasca mi sento offesa perché non ci sono trasparenza e chiarezza per chi ha vissuto una guerra di questo genere: è una questione di rispetto per chi non c’è più e per chi è sopravvissuto”. A dirlo è Consuleo Locati, legale del comitato. Per l’avvocata è necessario avere anche “i verbali precedenti“, a partire dal 23 febbraio, per capire “sulla scorta di quali valutazioni” venne istituita la zona rossa nel Lodigiano e chiuso l’ospedale di Codogno, mentre l’ospedale di Alzano “è stato chiuso e poi riaperto e mai è stata istituita la zona rossa nei due comuni” della Bassa Valseriana “quando già si sapeva che erano focolaio”.

Per Locati l’estratto del verbale del 3 marzo, in gran parte coperto dagli omissis, è “una presa in giro. Era una cosa risaputa da tempo. Credo che questi verbali desecretati siano uno specchietto per le allodole. Io vorrei quelli precedenti a partire dal 22 gennaio fino a quello del 3 marzo. Sono sicura che lì dentro ci sia anche il perché è stato chiuso l’ospedale di Codogno” e la conseguente istituzione della zona rossa nel Lodigiano. Locati si spinge oltre nel ragionamento: “In quel giorno contagi e decessi erano già aumentati in modo esponenziale. Era già troppo tardi per adottare misure più stringenti. Si sono persi nove giorni, dal 23 febbraio in avanti, quando vennero accertate le prime due positività all’ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano”.

Intanto il comitato ha già annunciato il terzo D-day, cioè “denuncia-day”. Dopo i primi due, i responsabili, insieme ai parenti delle vittime, consegneranno in Procura altre cento denunce. I magistrati che se ne stanno occupando sono quattro, riuniti in un pool coordinato dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo e, al momento, risultano due persone indagate.

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