Il Vaticano aveva archiviato lo scorso 30 aprile scorso il procedimento sulla presunta sepoltura nel Cimitero Teutonico di Emanuela Orlandi. La famiglia della giovane scomparsa nel nulla da 37 anni, ha deciso di fare esaminare alcuni frammenti ossei che erano stati trovati lì e che però secondo una perizia sarebbero appartenuti a persone vissute in una epoca incompatibile con quella della scomparsa della 15enne. La Santa Sede, che aveva acconsentito all’apertura di due tombe, su richiesta della stessa famiglia Orlandi, ha poi deciso di non procedere nelle analisi perché appunto il loro perito aveva dato una prima datazione molto anteriore. Ha però concesso alla famiglia di fare ulteriori indagini.

“Abbiamo affidato alcuni frammenti ossei ad un laboratorio, ci sarà prima l’analisi del carbonio 14 per la datazione e successivamente, se ci saranno le condizioni, l’esame del Dna”, riferisce Laura Sgrò, l’avvocato di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela che non ha mai smesso di cercarla. Per Sgrò le prime risposte potrebbero esserci già “a settembre”. Le operazioni sono seguite dal perito di parte, il genetista Giorgio Porterà e, nella prima fase, sono eseguite dal Cedad dell’Università del Salento, a Lecce. In occasione dell’archiviazione l’avvocato Sgrò sottolineò la poca collaborazione della Santa Sede considerato che era difficile muoversi e fare gli accertamenti. Poi gli Orlandi hanno chiesto e ottenuto una proroga di 90 giorni per fare esaminare questi frammenti. I frammenti di ossa ritrovati sono troppo datati – era stata l’argomentazione del Vaticano – per appartenere alla giovane scomparsa.

“La cosa certa è che non ci fermiamo. Passata questa emergenza sanitaria legata al Covid-19 torneremo a insistere – aveva annunciato Sgrò – e ad andare avanti. Non possiamo lasciar correre in questa maniera la vicenda dopo tutto il dolore indicibile che questa famiglia vive da 37 anni”. Passato il lockdown in questi giorni c’è stato l’affidamento al laboratorio. “Penso che molte cose si stanno muovendo, a settembre immagino delle novità sul caso”, conclude l’avvocato Sgrò.

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