La Borsa italiana è ufficialmente in vendita. London Stock Exchange, che la controlla dal 2007, ha confermato infatti di aver “avviato discussioni esplorative” che “potrebbero tradursi in una vendita della quota in Mts o potenzialmente nel gruppo Borsa Italiana nel suo insieme” per ottenere il via libera alla fusione programmata con il gruppo Refinitiv. La transazione sarà completata, secondo il numero uno David Schwimmer, “entro la fine dell’anno o all’inizio del 2021”. L’annuncio ha provocato un’alzata di scudi a Roma. “Invito il governo a considerare immediate ed improrogabili valutazioni sugli strumenti utili da mettere in campo per intervenire in senso proattivo in questa vicenda”, commenta Raffaele Volpi, deputato della Lega e presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir). E anche i parlamentari del Movimento 5-Stelle chiedono al governo di agire per riportare la proprietà in mani italiane.

“Ritengo importante che sia il nostro paese a decidere il destino di Borsa italiana evitandone smembramenti e riacquisendone il controllo potendone poi decidere alleanze e posizionamenti – sottolinea Volpi – Il governo non consenta ad altri di decidere su piattaforme finanziarie essenziali all’interesse del paese. Qualsiasi indugio farebbe ricadere sul governo elementi di grave responsabilità di inerzia rispetto ad una necessaria linea di consolidamento del sistema paese in un momento in cui vi è la necessità di traguardare il futuro con la solidità di tutta la filiera economico-finanziaria”. I parlamentari M5s invece, in una nota firmata da Davide Zanichelli e da altri quattro colleghi, sollecitano l’esecutivo a scongiurare l’eventualità di una suddivisione del gruppo Borsa. “Si tratta di un asset strategico che può giocare un ruolo importante nel panorama finanziario internazionale, a beneficio di tutte le realtà dell’indotto”, si legge nella nota. A preoccupare è in particolare la possibile cessione di Mts, la piattaforma telematica dei titoli di stato.

La Commissione europea ha avviato a giugno un’indagine approfondita sull’acquisizione da parte di Lse dell’ex divisione dati di Thomson-Reuters, temendo che proposta possa ridurre la concorrenza. La notifica dell’operazione è stata inviata alla Commissione Competitività della Ue il 13 maggio scorso, il 22 giugno l’Antitrust europeo ha comunicato di voler approfondire il dossier e dal 13 luglio la deadline prevista per una decisione è stata sospesa. La cessione di Borsa italiana sarebbe una delle “compensazioni” offerte per rassicurare Bruxelles.

Lo scorso anno la Borsa di Hong Kong aveva offerto circa 36 miliardi di euro per arrivare a una fusione con il London Stock Exchange, che avrebbe portato con sè anche la controllata Piazza Affari. Salvo ritirare la proposta qualche mese dopo. Nel 2016 un’operazione simile era stata tentata dalla Deutsche Börse di Francoforte che aveva messo sul piatto 21 miliardi di euro per fondersi con il Lse. Un’operazione che, nell’anno della Brexit, avrebbe creato un gigante finanziario europeo. In quell’occasione, fu l’antitrust dell’Unione europea a bloccare l’accordo.

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