Alla prova dei fatti Donald Trump sta confermando le previsioni: la sua Presidenza è “una catastrofe planetaria a lento svolgimento, ed improvvise accelerazioni”. Ricevuta da Obama e Yellen un’economia risanata, il Presidente si è affrettato a tagliare le tasse ai ricchi e ad aprire un buco nel bilancio federale. Poi la sua (non) gestione del Covid-19 ha provocato una catastrofe sanitaria, che sta diventando anche economica; con gravi ripercussioni (epidemiche, economiche) sul resto del mondo.

La settimana scorsa ha spiegato che in caso di sconfitta elettorale a novembre, non è detto che accetterà il responso delle urne. Infine, assistiamo con sgomento all’escalation della tensione con la Cina. Enzo Cipolletta, in poche limpide parole, ha evidenziato la pretestuosità in particolare della chiusura del consolato cinese di Houston.

La Cina pone certamente dei problemi al resto del mondo. È una dittatura, il che significa che quando un capo o un gruppo pericoloso prendono il potere, la gente non ha la possibilità di mandarli via (a Hong Kong sanno bene cosa succede a chi cade sotto il dominio cinese). Hanno una agenda dichiaratamente espansionista (Taiwan, isole Senkaku, forte riarmo), il che fa temere che alla prima debolezza dell’Occidente tenterebbero pericolose avventure militari.

E tuttavia, la Cina di oggi non è quella del 1978: tutti i cambiamenti migliori sono stati ispirati dall’Occidente. Bisognerebbe sostenere chi in Cina è a favore di nuove aperture, non attaccare la Cina frontalmente (ma solo a parole…), con l’unico effetto di ricompattarli, al loro interno, e con i russi. Trump sta rafforzando la Cina e isolando gli Usa.

Molti s’interrogano sul possibile ruolo dell’Europa in questa vicenda. L’Europa non esiste: gli interessi comuni sono deboli (la pace, il commercio libero); esistono i singoli Paesi europei. La Germania è il Presidente di turno dell’Ue: i suoi interessi sono economici e continentali, e ci riguardano da vicino. La Germania ha avuto negli ultimi anni più tensioni con gli Usa che con la Cina. Il motivo è uno solo: l’euro e il surplus commerciale.

Com’è noto, il surplus commerciale tedesco è il più grande al mondo: anno dopo anno porta la Germania ad accumulare crediti, e il resto del mondo a indebitarsi. Inoltre, il surplus tedesco deprime occupazione e crescita nel resto del mondo; nell’eurozona provoca una “corsa al ribasso” sui livelli salariali e le tutele, disuguaglianze; deflazione, e aumento del peso dei debiti, anche del debito pubblico italiano.

Per tutte queste ragioni, il surplus tedesco viola platealmente non solo le regole europee, ma prima di tutto l’art.1 e 4 del Fondo Monetario Internazionale, l’accordo multilaterale globale di Bretton Woods del 1945, l’ordine liberale internazionale, instaurato affinché “mai più” si ripetessero le catastrofi del 1914-19 e del 1933-45.

Quanto all’euro, nell’estate 2012 furono Obama e Yellen a tempestare di telefonate Merkel e Draghi, per chiedere il celebre “whatever it takes” che mise fine all’agonia finanziaria italiana e fermò gli spread. Ma il sistema dell’euro è rimasto sostanzialmente lo stesso, tanto che l’Italia in questi anni ha continuato a pagare interessi sul debito pubblico senza confronti nel mondo. Insomma, l’eurozona resta un focolaio di instabilità finanziaria globale.

Questi meccanismi rendono l’Italia una colonia di fatto della Germania (dell’Olanda, dell’Austria, ecc.), ma beneficiano grandemente i Paesi del Nord Europa. Per questo la Germania difende il sistema in tutti i modi. Quando la pandemia Covid-19 è esplosa la Cancelliera tedesca ha subito affermato (23/4/20): “Modificare i trattati dell’Ue … sarebbe un processo lungo e difficile che non potrebbe aiutarci ad affrontare la situazione attuale. Perché ora si tratta di dare un aiuto rapido…”.

Se uno non è ingenuo, capisce subito che avviare una riforma dei Trattati Europei (sull’euro) non impedisce affatto di “dare un aiuto rapido”; e se la Merkel ha sollevato la questione, seppure per negarla, è perché stava per essere rivelato che il Re è nudo, che le regole su cui si fonda l’euro non consentono più all’Italia di salvarsi.

Ma i tedeschi, pur di salvare l’euro, sono disposti a sborsare qualche miliardo e mostrare una faccia buona: all’Italia offrono carità (“solidarietà”), ma non giustizia. E l’Italia si è acconciata.

Il problema della Germania non è l’Italia, che non sa difendersi, ma le possibili periodiche reazioni internazionali (dazi, ecc.) ai problemi che essa crea all’economia americana, e soprattutto all’ordine liberale internazionale. Le tensioni fra Usa e Cina sono utili ai tedeschi perché “distraggono” gli Usa; la Merkel ne approfitta per tessere la tela con Joe Biden: l’Ue stavolta resterà defilata.

Trump accusa i cinesi di spiare? Certo, tutti spiano. Ma le tensioni geopolitiche paiono innescate unicamente per distrarre la piazza dal Covid-19, e provare a risalire nei sondaggi. L’Italia avrebbe interesse a un dialogo serio fra americani, cinesi, e tedeschi, sull’ordine mondiale e le sue regole: senza le quali, comunque vada, abbiamo solo da perdere.

Dovremmo anche noi coltivare i rapporti con Biden, se solo avessimo obiettivi chiari e un governo all’altezza. Un governo, per intenderci, che diversamente da Trump non avesse l’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica interna, a fini di consenso elettorale, rinviando i veri problemi ad un futuro sempre più incerto.

Il Fatto Economico - Una selezione dei migliori articoli del Financial Times tradotti in italiano insieme al nostro inserto economico.

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