Ha dato la sua voce a Jamie Foxx in Alì e Collateral a Mickey Rourke in Sin City. E ancora a Idris Elba nella serie Luther e a Mosca, nella Casa di Carta, al lemure Maurice in Madagascar fino a due personaggi storici dei Simpson: Tony Ciccione e il sovrintendente Chalmers. E’ morto a Roma Roberto Draghetti, un nome storico del doppiaggio italiano, fratello di Francesca, anche lei doppiatrice oltre che attrice di teatro e per la tv, in particolare nella Premiata Ditta, con Pino Insegno, Roberto Ciufoli e Tiziana Foschi. Draghetti avrebbe compiuto 60 anni tra poco: la causa del decesso sembrerebbe essere un infarto. Quasi sterminato l’elenco di attori doppiati in film, telefilm, serie, ma anche film d’animazione e cartoni animati: da Josh Brolin a Benicio Del Toro, da A Bug’s Life a Pocahontas, dai Transformers al Cleveland Show. Draghetti, con un inconfondibile timbro profondo, era riconoscibile anche in buona parte dei trailer dei film al cinema.

In una delle interviste che si trovano sul web sottolineava il valore del doppiaggio, settore in cui l’Italia eccelle nel mondo: “Il doppiatore è un attore che fa il doppiaggio” disse in un’intervista del 2012 a CinemadaMare in Tv. Cosa serve per doppiare bene? “La prima cosa è saper recitare – rispose – Cosa che ultimamente si è un po’ persa, ho paura. Adesso il fatto di venire dal teatro o dal cinema o dalle varie esperienze che uno possa aver fatto, ti può aiutare e anche no. Io posso avere una bella voce ma me l’han data, io ce l’ho di nascita, poi la saprò usare perché ho studiato. La so usare per bene perché ho studiato una tecnica. Nelle fiction, nel cinema, nel teatro tu hai la possibilità, più nel teatro ovviamente che nelle altre due categorie che ho detto, di provare certe cose. Fai le prove, hai i tuoi tempi in qualche maniera reciti, come vuoi recitare tu. Nel doppiaggio invece no. Tu nel doppiaggio devi doppiare qualcosa che è già stato fatto, quindi la tecnica è incollarsi”.

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