Non sono una talebana della Cultura, anzi mi sono trovata in dissenso con chi esecrava anche sfilate d’alta moda all’aperto in siti archeologici o piazze storiche, a fronte di contributi milionari degli stilisti. Trovo ad esempio del tutto consona l’idea di allestire in piazza Duomo a Lecce la collezione 2021 Dior, un omaggio che Maria Grazia Chiuri ha voluto rendere alla città per le sue origini salentine, lo stesso fecero Dolce e Gabbana con la Sicilia e Fendi con Roma.

Il fondale del barocco definito “plateresco”, aggettivo desunto dallo spagnolo come riferito alla cesellatura di argento, ha attinenza con la preziosità delle creazioni della casa francese. Le attinenze non si fermano qui, il colore particolare della morbida pietra calcarea bagnata con il latte per creare un film resistente e poi lasciata per giorni asciugare al sole, diventa un bianco ambrato nelle stesse tonalità dei raffinati abiti da sera della blasonata maison a guida artistica italiana.

Il binomio arte e moda non è né nuovo né recente, le Dame degli Uffizi che tante volte ho raccontato nelle mie conversazioni sul Museo più importante d’Italia sono anche ritratte con abiti che denotano lo status ed i gusti dell’epoca e sono la Storia del Costume: su questi loro abbigliamenti c’è letteratura e leggenda. Che dire poi di Leonardo da Vinci “stilista”, nel suo periodo milanese, per Beatrice d’Este, Isabella d‘Aragona e Anna Sforza; d’altra parte il genio del Rinascimento progettò forse anche il primo telaio meccanico.

Il binomio creatività della moda-creatività dell’arte è pertanto possibile e a volte anche auspicabile, se condotto con sapienza e se foriero di contributi economici sempre importanti per la manutenzione dei nostri monumenti.

Moltissimi anni fa proposi di organizzare all’aperto, nel piazzale degli Uffizi, una volta terminati i lavori di un cantiere che ho seguito per 10 anni, una sfilata dei numerosi stilisti fiorentini. Non se ne fece nulla, non ricordo i motivi, ma a qualcuno che obiettava ricordavo che l’alta moda italiana era nata nella sala bianca di Palazzo Pitti nel 1952.

Ciò che viceversa mi lascia perplessa è la scelta di prendere come testimonial non una creatrice di moda bensì una persona che consiglia ed influenza le scelte di moda, sarà che io non ho mai capito questi ruoli, e che gli abiti me gli scelgo personalmente in un negozio reale o virtuale sulla base del mio gusto personale, del mio fisico e del mio portafoglio.

Gli Uffizi, che sento anche un po’ come la mia casa avendoci trascorso così tanto tempo, hanno una storia così ricca di suggestioni e spunti anche leggiadri, che non hanno certo bisogno di trovate pubblicitarie di “tendenza”. Forse basterebbe partire da storie affascinanti – ad esempio quelle donne raffigurate e legate ai Medici, oppure della donna amata dal Botticelli, Simonetta Cattaneo Vespucci, raffigurata 9 anni dopo la sua morte e idealizzata in una ri-nascita dal mare, lei che in una città di mare era nata.

Tutto questo per arrivare in modo non tedioso poi a parlare di arte ed architettura, come la mia idea di chiamare la mia prima conferenza Le Dame degli Uffizi – che ebbe così successo non certo per merito mio ma per le storie in sé, che mi toccò replicarla 4 volte. Un breve filmato forse in contemporanea in tutto il mondo come ha fatto Maria Grazia Chiuri per Lecce, unendo l’eleganza delle sue creazioni all’eleganza e unicità del Barocco leccese un inno all’arte e alla Bellezza.

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