Andrea Camilleri e la sua musica. Ho scritto tanto di lui. Il pezzo sulla sua scomparsa, scritto e pubblicato il 17 luglio scorso in pochi minuti, velocemente come quando si butta giù una lettera d’amore, amore quello vero, chiudeva così: “Una volta il mio direttore mi disse: ‘La prima persona la userai solo se ti sparano addosso’. E non perché l’avessi usata, solo perché mi fosse chiaro. Mi perdonerà se stavolta la uso. Nessuno m’ha sparato addosso, ma quando se ne va uno come Camilleri siamo tutti un po’ più esposti al fuoco nemico dell’ignoranza”. Bene, spero che il direttore mi perdoni anche stavolta perché ci sto cascando di nuovo. È uscito Riccardino, romanzo postumo che dovrebbe ‘chiudere la partita’ Montalbano e che ho in camera da letto, sul comodino, in attesa. Il dubbio è serio, come quello dei bambini davanti a una fetta di torta: mangio veloce perché è buona da impazzire o me ne gusto piccole forchettate così il piacere dura di più? Devo decidere. È consolante sapere di condividere questo tarlo con migliaia di lettori.

La Rai, da ieri 16 luglio, ricorda Andrea Camilleri con speciali diversi e ognuno di notevole valore: i programmi in palinsesto parlano di lui e la prima serata di RaiUno del 17 luglio è per Il giovane Montalbano in replica. Su RaiPlay, due chicche: il documentario “Andrea Camilleri: io e la Rai” e l’antologia delle Teche Rai “Camilleri Sono“. Il primo racconta mezzo secolo durante il quale l’autore siciliano non ha fatto lo scrittore. E sapeste a quante altre cose si è dedicato! “Camilleri sono” è un’antologia di sue apparizioni televisive: non so, a me pare qualcosa che vale la pena vedere e rivedere. Ci sarà sicuramente da imparare qualcosa o almeno da confrontarsi con le sue posizioni spesso nette su grandi temi di attualità. Posizioni che mai ha lesinato, sapendo quanto fosse importante che la sua testa piena di fantasticherie ma anche di intelligente pragmatismo provasse a smuovere le coscienze.

E la musica? Uno dice, leggo un pezzo che si intitola “Camilleri e la musica che ha composto” e della seconda non c’è traccia. Iniziamo da quella che ha ascoltato. “La musica che mi ha seguito per tutta la vita è il jazz. Per quanto riguarda la musica classica, non la conosco molto. O meglio la conosco quel poco che basta per servirmene nei libri. Ascolto musica moderna, ma non leggera, mi piacciono Berg, soprattutto il suo Wozzeck, e Schönberg, ma anche Giacinto Scelsi, di cui cerco di decrittare il senso delle cose. Lo ammetto ho gusti rognosi, che non sono quelli di Montalbano“. Già, i gusti dell’Autore non sono quelli del Personaggio. Ed è vero che se n’è servito, della classica: Bach, Beethoven, Bellini, Mozart, Schubert. Tutti citati in diversi capitoli di Montalbano. Il commissario ha persino una “cassetta speciale con una sinfonia di Beethoven registrata per lui da Livia“. Ma tra pasta ‘ncasciata e qualche ammazzatina c’è anche post per qualche canzone pop. “Portami tante rose” (nella versione dei Camaleonti), “Un giorno dopo l’altro” (Luigi Tenco), “Guarda come dondolo” (Edoardo Vianello). Chissà se ascoltava le sinfonie o le canzoni che inseriva nei testi, mentre scriveva. D’altronde, la vera musica di Andrea Camilleri, quella che lui stesso ha composto, è la straordinaria invenzione che è la lingua usata per scrivere. Un nuovo mondo di parole e suoni nel quale ci ritroviamo immersi fino al collo senza sapere come né perché. Una lingua che capiamo da subito, chiara in testa pur non avendola studiata mai. Unico scrittore a riuscire in questo tentativo, Camilleri: scrivere in una lingua inventata che niente ha a che vedere con il dialetto. Che suona subito in testa. Come le melodie, quando sono belle. Ciao Andrea, voglio proprio sentire “Portami tante rose“, ho come l’impressione che mi piacerà.

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