“Non siamo immortali. Tutto muore, se non siamo morti è soltanto perché la nostra ora non è ancora arrivata”. È forse questa la frase più significativa del film d’azione Netlifx The Old Guard, uscito il 10 luglio scorso per la piattaforma streaming e pronunciata da Nicky, personaggio interpretato da Luca Marinelli, alla sua prima e felice partecipazione hollywoodiana.

La storia ruota attorno a un gruppo di mercenari apparentemente immortali, ovvero eternamente giovani e in grado di risorgere in perfette condizioni dalle ferite più letali. Andromaca di Scizia (Charlize Theron, dopo Mad Max: Fury Road, Aeon Flux e Atomic Blonde sempre più volto di riferimento dei blockbuster d’azione) è in giro presumibilmente dal Medioevo Ellenico, Booker (Matthias Schoenhaerts) è un ex soldato napoleonico, Nicolò di Genova (Luca Marinelli) e Yusuf Al-Kaysani (Marwan Kenzani) sono due amanti ultracentenari i quali, dopo aver scoperto di non potersi reciprocamente uccidere sul campo di battaglia, ovvero durante le Crociate, si sono innamorati.

La squadra viene attirata in una trappola da un pezzo grosso dei Big Pharma (Harry Melling) – desideroso di studiare il loro Dna per sintetizzare un nuovo farmaco in grado di garantire la vita eterna – con la complicità di un ex agente Cia (Chiwetel Ejiofor), ancora in lutto per la moglie morta di Sla. La scoperta, da parte di Andromaca, di essere giunta alla fine del suo percorso di “immortalità” coincide con l’arrivo di una nuova adepta del gruppo, una marine americana di nome Nile Freeman (Kiki Layne).

Diretto da Gina Prince-Bythewood (La vita segreta delle api, Love & Basketball, Cloak and Dagger) e adattato per il grande schermo da Greg Rucka (autore anche della versione a fumetti pubblicata nel 2017 per la Image Comics), The Old Guard è una pellicola d’azione di livello, lodevole sia nella direzione dello splendido cast sia nella realizzazione delle numerose scene di combattimento.

Forte di una notevole struttura formale, il film sceglie di giocare sul sicuro e non trascende i confini del lungometraggio di genere. I picchi narrativi della pellicola (così come i dialoghi più intensi e ricchi) sono affidati proprio ai personaggi di Nicolò e Yusuf (Marinelli e Kenzani), il cui approccio filosofico ed emotivo alla propria esistenza fuori dall’ordinario gli ha consentito di decostruire la guerra millenaria nella quale si ritrovano, loro malgrado, coinvolti.

La riflessione che il soggetto propone è simbolica e suggestiva, e cioè che il valore della vita non sia assoluto, ma relativo in base a quanto questa stessa vita riesca a influenzare proattivamente il progresso e il benessere collettivo dell’umanità. La condizione di straordinaria longevità dei protagonisti è direttamente proporzionale all’eticità delle battaglie che conducono, laddove invece la ricerca della vita immortale, fine a se stessa, si rivela assai meno etica e anzi immorale.

Sfortunatamente, la caratterizzazione dei personaggi risulta più asciutta e parsimoniosa di quella offerta dal fumetto di Rucka (forse in attesa di potenziali sequel), e anche le atmosfere e gli sfondi risultano più realistici di quelli, magniloquenti, realizzati dal disegnatore argentino Leandro Fernandez.

La trasposizione molto fedele dei dialoghi del fumetto, in equilibrio tra consapevolezza e ricerca della battuta di sicuro effetto, non sempre risulta felice ma, quando lo fa, è merito di un talento e di un impegno attoriale ben al di sopra di quello che il film si rivela essere: una godibile produzione estiva, onesta negli intenti, ad alto contenuto di intrattenimento e adrenalina.

D’altronde, il fumetto Image The Old Guard è esso stesso un buon prodotto, nato da una buona idea, ma la cui riflessione sul ruolo dell’essere umano di fronte al tempo che scorre, e alle sfide poste da una civiltà in continuo mutamento, è ben lontano da quello offerto da opere quali La Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore (la cui trasposizione cinematografica fu, non a caso, disastrosa).

In un’epoca in cui i grandi studios pongono così tanta attenzione alle proposte dell’industria fumettistica, per avere trasposizioni di livello sarà necessario che il fumetto stesso alzi il tiro della propria portata narrativa.

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