“La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi”, scriveva Bruce Chatwin. Il terreno però sui cui camminare, rispetto a quello degli anni Sessanta in cui scriveva questo autore, è ben diverso. Al giorno d’oggi anche in luoghi che dovrebbero essere contraddistinti da natura incontaminata, sopra l’erba e accanto al sottobosco, è ben presente un’altra materia per niente organica, che sembra spuntare senza grande fatica: è la plastica dei rifiuti abbandonati dall’uomo sia per distrazione, ma soprattutto per noncuranza.

Non si tratta però solo di scarti plastici, come bottigliette e confezioni degli snack, ma di tanti altri prodotti usa e getta non biodegradabili se non in centinaia o migliaia di anni, come per le mascherine, i guanti di gomma, le salviettine rinfrescanti, le bottiglie della birra, i mozziconi di sigaretta e le lattine in alluminio. Non di rado si trovano anche i chewing gum buttati via con incuria, anche sapendo che non sono decomponibili. Un vero e proprio pericolo ecologico tanto che a Singapore la vendita di gomme da masticare è consentita solo in farmacia dietro ricetta medica, ed esclusivamente per i prodotti che aiutano a smettere di fumare.

Dell’emergenziale inquinamento negli oceani tanto si è detto e qualcosa fortunatamente si sta facendo a livello di politiche globali. Rispetto invece al problema dei rifiuti che abbondano sulle montagne, nelle campagne e nei boschi c’è ancora troppo poca attenzione da parte dei cittadini e delle istituzioni. Una situazione da non sottovalutare dato che il 75% dell’inquinamento dei mari ha origine nell’entroterra e viene trasportato dai fiumi (Fonte: Aica – Associazione internazionale per la comunicazione ambientale). Per questo motivo è importante prendere immediati provvedimenti utili a rimuovere da subito i rifiuti abbandonati che stanno colpendo duramente gli ecosistemi montani e di conseguenza quelli fluviali e marini.

Incivile littering – Questo fenomeno si chiama tecnicamente littering e viene analizzato da Giorgio Ghiringhelli nel libro L’abbandono di rifiuti e il littering (Edizioni Ambiente). Nella quarta di copertina se ne dà un’esauriente definizione: “Si tratta di rifiuti gettati via impropriamente e illegalmente su suolo pubblico e anche privato senza che vi si presti troppa attenzione. Purtroppo, quest’incivile abitudine di gettare rifiuti dove capita senza curarsi dell’ambiente rappresenta un fenomeno in crescita, legato a uno stile di vita improntato all’usa e getta sempre più diffuso. Le ripercussioni però sono assai pesanti: inquinamento ambientale, degrado e danno estetico, effetti sulla qualità di vita, nonché elevati costi diretti di igiene urbana”.

Un mancato rispetto quindi delle più semplici norme civiche e di buon senso, una deturpazione degli ambienti e delle città, che porta degrado e mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni, anche se in realtà deriva da scellerati gesti individuali. Qualcosa però si muove: lentamente ma con energia, in Italia si sta sviluppando una buona pratica, quella di passeggiare nella natura raccogliendo ogni rifiuto visibile e trasportabile.

Questa particolare attività, il cosiddetto Eco-trekking, è stata ideata da “Inspire”, un’organizzazione no profit nata a Roma nell’ottobre del 2017, che promuove uno stile di vita Zero Waste attraverso la raccolta dei rifiuti con uscite outdoor e l’educazione ambientale nelle scuole. È stata fondata da tre giovani donne fra i 29 e i 32 anni – Alice Bartolelli, Alice Bellini e Veronica Gabriele – amiche e appassionate di arrampicata e trekking.

Il progetto si rivolge a ogni tipo di persona: adulti, bambini e anziani. I benefici sulla salute sono evidenti sin dalla prima uscita, dato che si tratta di una vera e propria attività sportiva all’aria aperta, che migliora la tonicità muscolare e favorisce l’ossigenazione dei polmoni, oltre che fare da valvola di sfogo per allentare gli stress quotidiani tipici della vita moderna. A oggi quasi 400 persone hanno sperimentato l’Eco-Trekking Zero Waste in stile Inspire e sono stati coinvolti già 10 istituti scolastici dell’hinterland romano (e altri lo saranno alla riapertura delle scuole). “Dopo le nostre passeggiate la maggior parte dei partecipanti ci ringrazia dicendoci che questa attività gli ha reso ancor più evidente come le azioni individuali possano davvero fare la differenza. Molti di loro iniziano così, trovando un punto di partenza all’interno di un gruppo, per proseguire in un circolo virtuoso di buone pratiche volte alla filosofia zero waste”, commenta con entusiasmo una delle animatrici di Inspire, Alice Bellini. Grazie a questi feedback le ragazze hanno messo a disposizione una guida Zero Rifiuti, consultabile sul sito che viene implementata man mano grazie ai consigli dei partecipanti e dei sostenitori.

Anche nei parchi di città – C’è anche la versione cittadina nei parchi, sulle strade o in percorsi periferici: il Plogging, una pratica svedese che unisce le parole “pick up” (raccogliere) e “run” (correre). Questo trend, che viene dalla fredda ed ecologica penisola Scandinava, unisce l’ecologia al fitness. Si tratta infatti di una specie di jogging; si corre o si cammina velocemente fermandosi ogni volta che si avvista un rifiuto lungo i marciapiedi o negli spazi verdi. Un gesto che diventa parte dell’attività sportiva con particolari tecniche di piegamento e stretching mentre si raccoglie qualcosa da terra.

In Liguria è possibile fare Plogging sui sentieri verticali e di crinale delle Cinque Terre, da giugno a ottobre presso i centri accoglienza del Parco presenti nei cinque borghi. Il martedì si parte da Monterosso, il mercoledì da Manarola, il giovedì da Vernazza, il venerdì da Corniglia e la domenica da Riomaggiore. Il progetto si chiama Cinque Terre Walking Park ed è promosso dal Parco nazionale Cinque Terre in collaborazione con Ati Cinque Terre.

Sono tante le possibilità in tutta la penisola italiana, ma se non si trovano iniziative del genere vicino casa, mai demordere nell’intento. Si può tranquillamente iniziare anche da soli, con tutte le precauzioni del caso. Oppure una buona idea potrebbe essere quella di organizzare un’allegra competizione ecologica. Da provare anche a distanza l’uno dall’altro. Ci si ritrova con gli amici per una passeggiata “trova rifiuti”. Al tramonto si conteggia il “bottino” dei partecipanti, incoronando come vincitore chi ne ha raccolti di più.

La stessa attività è un gioco green adatto perfino ai bambini più piccoli, da fare nel parco durante le feste di compleanno o di domenica nei cortili con gli amichetti e i fratellini. Ogni momento e ogni età sono dunque adatti per queste due buone eco-azioni: evitare di abbandonare i propri rifiuti e chinarsi per raccogliere quelli che stanno già inquinando l’ambiente. Un gesto bello, per tornare a casa con uno zaino pieno zeppo di materiali da smaltire nella raccolta differenziata e soprattutto con tanta soddisfazione per aver contribuito alla salvaguardia del Pianeta.

Pulisci e corri – Tra i progetti sul tema più interessanti c’è “Keep Clean and Run”, l’evento centrale italiano della campagna europea per la riduzione dei rifiuti “Let’s Clean Up Europe!”. Si tratta di una corsa da 420 chilometri, alla sua sesta edizione, che abbina l’attività fisica a quella di rimozione dei rifiuti abbandonati in natura, che partirà il 3 settembre da Cortina d’Ampezzo, per concludersi una settimana dopo a Trieste. Nelle precedenti edizioni sono stati raccolti complessivamente quasi 250 tonnellate di rifiuti, grazie agli eventi pubblici che hanno coinvolto attivamente nel tempo circa 15 mila persone. Ad affrontare il lungo percorso anche quest’anno sarà il “rifiutologo” e divulgatore ambientale Roberto Cavallo, accompagnato lungo il percorso dal triatleta vastese Roberto Menicucci. Gli eco-atleti, in sette tappe e con tutte le disposizioni in materia di sicurezza del caso, passeranno per Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Slovenia, attraversando i principali luoghi della Prima guerra mondiale. La corsa vuole lanciare anche un messaggio di pace: un territorio pulito, infatti, dona armonia anche ai suoi abitanti e non solo alla natura. L’iniziativa è promossa da Aica in collaborazione e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Regole d’oro: cinque cose da fare

Forma fisica: soprattutto per le prime escursioni è fondamentale chiedere al proprio medico se si è in grado di affrontare il percorso.

Controllo del meteo: per evitare brutte sorprese è sempre consigliato verificare se è prevista pioggia, temperature in calo o forte vento.

Abbigliamento: meglio vestirsi “a cipolla”, ovvero con vari strati, da modulare in base al clima e allo sforzo muscolare, e di optare per pantaloni comodi, traspiranti e impermeabili e lunghi, in modo da essere protetti da erbe urticanti, freddo improvviso, cadute e punture di insetti. Utile avere sempre con sé un k-way e un copri zainetto da pioggia.

Scarpe da trekking: per evitare poca presa al terreno e possibili infortuni sarebbe bene prediligere scarpe adatte alle escursioni o da montagna.

Lo zaino perfetto: prima di partire è importante fare il check e controllare di avere una cartina dei sentieri da percorrere, una borraccia con l’acqua (vietate le bottigliette di plastica ovviamente), una scatolina con frutta secca per mantenere il giusto livello energetico, un kit di pronto soccorso, il cappellino, una crema solare, gli occhiali da sole, senza dimenticare un paio di guanti da usare per raccogliere i rifiuti.

Indirizzi utili: a chi rivolgersi per Ecotrekking e Plogging

– Per contattare Inspire: www.inspire-ecoparticipation.com, inspire.ecoparticipation@gmail.com.

Le attività sono in aggiornamento sulla pagina Facebook Inspire.ecoparticipation e seguendo gli hashtag #BeZeroWaste e #BeReadyToClean.

– Maggiori dettagli su Keep Clean and Run sono disponibili su www.keepcleanandrun.com e sulla pagina Facebook Envi.info. In questo caso gli hashtag da non perdere sono #pulisciecorri e #KCR2020.

– Le informazioni sul Plogging in Liguria sono su www.parconazionale5terre.it. È attiva l’e-mail visiteguidate@ati5terre.it e il numero 0187 762600 per avere informazioni sulle aree aperte in questo periodo.

Articolo di Lucia Cuffaro, presidente del Movimento per la decrescita felice

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