Nessun rischio effettivo per le libertà fondamentali di alcuno” nel testo unico depositato alla Camera contro l’omotransfobia. Ad affermarlo è la Comunità di vita cristiana (Cvx) che, come precisano i responsabili, “riunisce adulti e giovani di ogni condizione con un’amicizia particolare con i padri gesuiti e un forte legame con la spiritualità ignaziana”. L’associazione “prende ancora una volta le distanze da qualsiasi strumentalizzazione politica del Vangelo”. Inoltre, “invita a valorizzare la parte educativa e preventiva della proposta, anche in vista della sua successiva applicazione, e ad accrescere le iniziative di formazione all’accoglienza e al contrasto di qualsivoglia discriminazione e violenza, già promosse in questi anni da diverse comunità cattoliche”. E chiede di “seguire con attenzione gli sviluppi del dibattito parlamentare, senza alimentare paure infondate, e a privilegiare la concreta rimozione degli ostacoli di ordine sociale che impediscono il pieno sviluppo di ogni persona umana, come vuole l’articolo 3 della nostra Costituzione”.

Per la Comunità di vita cristiana “il mondo cattolico è chiamato a vigilare attentamente sugli sviluppi della discussione parlamentare di questo testo normativo, assumendo nel relativo dibattito nazionale una posizione che si collochi in sintonia con la missione della Chiesa nel mondo. La fedeltà alla Chiesa e al Vangelo, lungi dall’essere strumento di posizioni politiche, resta per ogni credente il fine e il criterio di giudizio fondamentale. Risuonano per questo chiare le parole dell’esortazione Amoris laetitia: ‘Nessuna persona dev’essere discriminata sulla base del proprio orientamento sessuale‘. E, in modo più forte e più inclusivo, le parole del Vangelo: ‘Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio’”. Per questo motivo “la Cvx in Italia non può che far proprio questo atteggiamento di accoglienza per ogni condizione umana e sente forte l’appello del Vangelo a schierarsi aprioristicamente dalla parte delle vittime. Per questo, i luoghi della discriminazione e della violenza contro le donne e le persone LGBT+, periferie della vita sociale contemporanea, sono chiamati a divenire frontiera di missione”.

Parole che arrivano dopo che, proprio dalle colonne de ilfattoquotidiano.it, il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana e vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti, aveva definito come “inopportuna una legge contro l’omofobia”. Aggiungendo che “si limiterebbero alcuni diritti fondamentali tra cui la libertà di educazione. Si andrebbero a punire le intenzioni e le scelte educative che sono garantite dalla nostra Costituzione”. I responsabili della Comunità di vita cristiana tengono a sottolineare che la loro posizione non è per nulla in antitesi con quella della Cei. Da Cvx, infatti, precisano che la dura presa di posizione dei vescovi italiani è arrivata quando ancora erano all’esame della commissione Giustizia della Camera cinque proposte di legge di cinque partiti politici diversi. Ora, invece, si è arrivati a un testo unico attualmente depositato alla Camera. Del resto i vertici dell’organizzazione rivendicano anche un’esperienza abbastanza consolidata nell’accoglienza di persone omosessuali e di genitori omosessuali all’interno della loro Comunità, sia a Roma sia in altre città italiane, evidenziando maggiormente l’aspetto educativo che ruota intorno a questo tema.

I responsabili di Cvx si soffermano anche su alcuni aspetti tecnici della norma in discussione precisando che “prosegue l’iter parlamentare del disegno di legge contro la misoginia e l’omotransfobia, che raccoglie ora in un testo unico i cinque ddl a firma Boldrini (Pd), Zan (Pd), Scalfarotto (Iv), Perantoni (M5s) e Bartolozzi (FI). Le nuove norme modificheranno gli articoli 604 bis e ter del codice penale, includendo ‘il genere, l’orientamento sessuale e l’identità di genere’ nella struttura dei reati fondati su motivi razziali e religiosi, intervenendo a tutela delle persone LGBT+ e punendo chi istiga a commettere, o commette, atti di discriminazione, violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere (art. 604 bis, lett. a) e b) c.p.). Resta opportunamente escluso il reato di propaganda a sfondo omotransfobico (non essendo stata modificata la prima parte della lettera a) dell’art. 604, bis del codice penale), senza limitare la libera manifestazione del pensiero, tutelata peraltro dall’art. 21 della nostra Costituzione”. Ora bisognerà vedere come reagirà il mondo cattolico chiamato in causa da Cvx e soprattutto se la Cei, come è immaginabile, scenderà di nuovo in campo.

Twitter: @FrancescoGrana

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