Dio del pallone, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore per avere dubitato del Milan e averlo seppellito prematuramente dopo l’inopinato pareggio con la Spal, d’altra parte persino i discepoli di Gesù fin quando non lo videro di persona furono scossi dal dubbio che davvero fosse uscito dal sepolcro, nella grotta in cui era stato seppellito.

Ai sadducei che non credevano nel concetto di resurrezione dei morti, Cristo disse che i resuscitati saranno come angeli nei cieli, e devo ammettere che vedere dominare la spocchiosa e presuntuosa Lazio nella sua tana da un Milan resuscitato dopo tre giorni – che coincidenza… – mi ha dato l’illusione che lo stadio Olimpico fosse diventato il paradiso rossonero, e forse l’aver seguito la partita sorseggiando del buon vino fresco ha fatto sì che immaginazione e verità finissero per mescolarsi, in un crescendo imprevedibile e quasi magico.

Il gioco del calcio regala queste sorprese napoleoniche, come evoca il Manzoni del Cinque Maggio. Fin dal primo verso, peraltro, c’è un profetico riferimento al centravanti laziale squalificato che seguiva sconsolato la partita dalla tribuna: “Ei fu. Siccome Immobile/dato il mortal sospiro,/stette la spoglia immemore/orba di tanto spiro/così percossa, attonita/la terra al nunzio sta,/muta pensando all’ultima/ora dell’uom fatale/, né sa quando una simile/orma di pié mortale/la sua cruenta polvere/a calpestar verrà”.

Appunto. La squadra orfana di Immobile è stata folgorata sulla via dello scudetto. Addio sogni di gloria, del resto in 120 anni di storia ha raccattato appena due scudetti, vorrà pur dire qualcosa? Persino l’amico Guy Chiappeventi, super tifoso della Lazio e reporter della 7, che ha scritto “Pistole e palloni”, raccontando l’epopea (per i laziali) del 12 maggio 1974, quando la sua squadra vinse il primo scudetto, ha postato su Facebook poche righe sconsolate: “Io mi vendevo la casa e tutti i miei pezzi al Tg7 (e sono tanti) per lo scudetto. Non avevamo Dio con noi”. Come vedete, pure lui ha captato l’aura divina che ha guidato le azioni milaniste, le incursioni di Ibrahimovic, il tiro di Calhanoglu deviato da Parolo quel tanto per trasformare la parabola del pallone in una pennellata diabolica alla Pirlo. Strakosha, il portiere biancoceleste che combatte lo stress masticando chewing-gum (lo fa pure Ancelotti) è stato doppiamente sventurato poco dopo, parando il rigore di Zlatan ma incapace di trattenere il pallone che gli è rimbalzato in rete. Già questo episodio rocambolesco avrebbe dovuto mettere in guardia l’allenatore Simone Inzaghi, forse al posto dello sgangherato Correa avrebbe dovuto schierare un esorcista.

Certo, con questo prestigioso risultato, devono fischiare le orecchie ai dirigenti della Elliott proprietario del Milan: progettano il licenziamento di Stefano Pioli per sostituirlo col tedesco Ralf Rangnick, dirigente ed allenatore del Lipsia, dimostrandosi ingrati e miopi. Solo Juventus e Atalanta stanno facendo meglio del club rossonero da quando il campionato è ripreso.

Quel che è migliorato vistosamente è il gioco e soprattutto la tenuta atletica. Cosa ne pensino i giocatori milanisti lo si legge su Instagram: “Le chiacchiere stanno a zero, l’ultima parola è sempre sul campo”, scrive Andrea Conti, “continuiamo a dare tutto e poi alla fine della stagione faremo i conti”. In nome omen… e comunque, che sia stata davvero una serata celestiale lo conferma il fantasista brasiliano Lucas Paquetà: “Deus preparou tudo!!!”. Dio ha predisposto tutto.

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