“Il nome è altisonante: Maserati, la verità è che siamo in cassa integrazione da anni. Per come sono messe le cose ora, in realtà è un privilegio essere in cassa integrazione”. Mario, dipendente della Maserati di Brugliasco, ha partecipato alla manifestazione dei metalmeccanici, in Piazza del Popolo, per sollecitare una soluzione delle 144 crisi aziendali. “Ho 54 anni, sono un operaio di quarto livello, in Fiat dal 2009 perché precedentemente ero nel gruppo dell’ex Bertone. Da ottobre 2013 ho fatto circa tre anni e mezzo di lavoro continuativo. Ultimamente – racconta – stiamo lavorando un mese sì e uno no e nel mese in cui lavoriamo siamo impiegati per due settimane, quindi abbiamo una perdita salariale grandissima a fronte di affitto e bollette sempre regolari da pagare e con chi ha genitori anziani da seguire o figli disabili”.
Fca, dopo il prestito garantito dallo Stato, ha annunciato che i fondi serviranno per la produzione del motore elettrico Jeep e 500 dello stabilimento di Termoli. Un errore fatto da Sergio Marchionne che non credeva nelle capacità dei motori elettrici? “Marchionne aveva l’indicazione da parte della proprietà di risanare i conti e non era un uomo d’industria. Il suo lavoro anche sulla pelle nostra l’ha fatto bene e il risultato è che Fca, a differenza delle altre grandi case automobilistiche sui motori elettrici, è in forte ritardo. Ora che all’orizzonte c’è la fusione con Psa sarebbe opportuno che lo Stato italiano entrasse nel capitale dell’azienda come succede in Francia e Germania”.
Mario si dice preoccupato: “Se fai la 500 elettrica, ben venga. Ma costa 37mila euro e se la possono permettere pochi eletti. Se non ho una strutture di colonnine di ricarica lungo la città, se non ho una batteria che mi renda indipendente dal mercato cinese, abbiamo fatto poco”. Potranno servire gli incentivi alla rottamazione risollevare la produzione auto in Italia? “In passato qualcosa ha smosso, ma occorre ripensare tutto il sistema del trasporto. Per rilanciare azienda e consumi e salvaguardare l’occupazione serve un modello di auto popolare, a basso impatto ambientale. L’azienda non può rivolgere tutte le energie al mercato di fascia alta e per i ricchi, deve rivolgersi anche alle persone normali a prezzi normali. E poi c’è un altro problema: se uno ha un contratto di 6 mesi temporaneo non potrà mai comprarsi una macchina. Serve lavoro e prospettiva rivolto non alle prossime elezioni, ma ai prossimi dieci anni”.

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