Quattro mesi lontana da tutti, la famiglia e gli amici, in un paese di ottomila abitanti nel cuore pulsante della Svezia cristiana. È proprio lì, a Vadstena, a pochi metri dalla chiesa di Santa Brigida vive Daniela Rosati, 62 anni: da anni la conduttrice e pioniera della medicina in tv si divide tra l’Italia e il suo ritiro svedese, ha lasciato la televisione e ha stravolto la sua vita convertendosi e diventando un’oblata brigidina. “Ora mi dedico alla preghiera, alla carità e alla scrittura”, racconta l’ex moglie di Adriano Galliani a Ilfattoquotidiano.it, rivelando di aver cominciato a scrivere un libro dedicato al perdono, una camminata a piedi nudi parco dei ricordi tra felicità inaspettate e dolori immensi, nel quale per la prima volta parlerà delle violenze fisiche che ha subito da giovane.

Partiamo dal presente: è rimasta bloccata in Svezia a causa del Coronavirus?
Verso fine febbraio stavo per tornare in Italia. Sono andata a salutare le suore a Stoccolma con le valigie pronte in auto: dopo tre ore di adorazione eucaristica, mentre ero in preghiera, ho avuto un’ispirazione. Era come se sentissi nel mio cuore la sensazione precisa di non dover partire.

Che ha fatto?
Non ho avuto dubbi, ho ripreso l’auto e sono tornata a Vadstena, dove vivo diversi mesi l’anno. Sono rimasta sorpresa perché in Italia c’era stato un solo caso e in Svezia non si parlava nemmeno di Covid. Ma ho imparato a mettere da parte la mia volontà per lasciarmi guidare da Dio.

Vuol dire che è stato Dio a farla restare?
Lo considero un segnale e obbedisco. Del resto ne ho avuti molti nella vita, sin da ragazzina.

Ci arriviamo, ma prima ci dica: com’è la situazione in Svezia?
I morti sono circa 5 mila, i contagiati 54 mila. L’epidemia è cresciuta molto nelle grandi città, nelle piccole cittadine come quella dove vivo io invece non ci sono tanti casi. Anche qui purtroppo c’è stata una strage nelle case di riposo.

L’immunità di gregge dunque non ha funzionato.
Per la verità il Governo svedese sostiene di non aver cercato l’immunità di gregge ma di aver applicato una strategia di prudenza: gli svedesi sono molto ligi alle regole, in questo caso non si sono fatti travolgere dalla paura, hanno preso provvedimenti di distanziamento e protezione per la popolazione più anziana. Certo, secondo me se avessero utilizzato le mascherine, cosa che non hanno fatto, ci sarebbero stati meno contagi e dunque meno vittime.

Meglio il lockdown totale all’italiana?
Una via di mezzo tra l’Italia e la Svezia sarebbe perfetto. Qui se stavi bene ti consigliavano passeggiate all’aria aperta, pur con estrema cautela: che problema c’è ad andare in spiaggia o a camminare al parco da soli? Molti amici medici mi hanno fatto notare il non senso di tenere i bambini chiusi in casa creando delle ripercussioni psicologiche. Oltre al fatto che l’attività fisica, il sole e lo iodio aumentano le difese immunitarie.

Che impressione fa l’Italia vista da 2mila 600 chilometri?
Ho percepito un’Italia solidale, unita nella difficoltà. Ma avrei voluto un Governo più rispettoso dell’intelligenza e della capacità di elaborazione degli italiani, senza ordini tassativi e multe: la rincorsa con i droni sulle spiagge non mi è piaciuta. Così come l’ossessione nel parlare solo di Covid: sulla tv svedese al massimo ne parlano due volte al giorno per quindici minuti.

Cosa guarda della tv italiana?
Solo Rai 1 perché non prendo gli altri canali. E la Santa Messa del Papa trasmessa tutte le mattine per me è stato nutrimento di felicità, mi ha dato una forza e un’intensità enorme e mi ha consentito l’adorazione eucaristica visto che anche qui le chiese cattoliche erano chiuse. Per fortuna ho potuto pregare con i fratelli Luterani.

Di Papa Francesco che ne pensa?
Mi piace molto, lo seguo e lo ammiro. È illuminato dallo Spirito Santo, è il Papa giusto per questo momento storico e già il nome che ha scelto è di per sé una catechesi.

Le critiche e gli attacchi nei suoi confronti sono molte.
Ma chi le fa non tiene conto che quando l’elezione di un Papa è un‘azione dello Spirito Santo: Francesco è arrivato quando la Chiesa era in una situazione difficile e Ratzinger ha lasciato perché riteneva di non avere le forze per affrontare le sfide che lo attendevano. Piansi e pregai molto quando si dimise: la preghiera fa miracoli.

Le ha ricevuto dei miracoli?
Non li chiamo miracoli ma grazie, legate all’obbedienza e alla volontà di Dio.

Come si sono manifestate?
Attraverso delle ispirazioni, una locuzione interiore, o delle visioni profetiche. Il miracolo più grande è senza dubbio la conversione.

Era il 2005. Cosa accadde?
Avevo perso la fede, ero lontana della casa del Signore, tanto che a lungo ho praticato buddhismo tibetano, che mi ha insegnato il non giudizio e il non attaccamento alle cose materiali. In un periodo difficile della mia vita, facevo una ricerca su Cristina di Svezia, figura che mi ha sempre affascinato: andai in una libreria in centro a Roma, trovai un libricino che parlava di lei e in cui si diceva che la sua conversione era dovuta a Santa Brigida.

Così entrò nella chiesa di Santa Brigida, a Piazza Farnese, e cambiò la sua vita.
Lì seguii dei pellegrini ed entrai nelle stanze dove c’erano le reliquie di Santa Brigida. Ero da sola e senza pensarci mi avvicinai a un’asse di legno, mi coprii gli occhi per non vedere l’osso di una reliquia: improvvisamente mi ritrovai in ginocchio, in posizione fetale e la mia parte mistica comprendeva che stava accadendo un fatto extra ordinario. Un cono di luce mi è penetrato nella testa e in quella luce lessi chiaramente la parola castità.

In quel momento cosa pensò?
O dici sì o dici no. E io dissi di sì. In quel momento è avvenuto il ritorno alla casa del padre.

Si è mai chiesta: “Perché è successo a me?”
Sì, perché mi ritenevo indegna. Ma mi sono lasciata andare, perché avere fede significa affidarsi: io ora grazie alla fede sono felice. Ho chiesto al Signore di farmi capire qual era il senso di questa chiamata.

E l’ha capito?
Vivere la fede nel mondo e pregare per l’unità dei cristiani. Per quello sono oblata, cioè consacrata all’Ordina di Santa Brigida.

Perché non si è fatta suora?
Perché, come mi hanno spiegato i miei padri spirituali e le madri brigidine, la mia missione è un’altra: portare nel mondo la mia esperienza di conversione.

Come vive?
Vivo di quello che ho guadagnato grazie al mio lavoro e di ciò che ho avuto durante la separazione da Galliani: però, a differenza di quanto scritto da certi giornali, dal 2003 non ricevo più alcun mantenimento. Concretamente, passo le giornate pregando, vivendo la comunità e partecipando a conferenze e incontri dove vengo invitata a parlare.

La castità è un peso?
All’inizio non ero contenta, anche perché all’epoca credevo di essere innamorata. Ma era necessario: dovevo scegliere e non è stato facile, ma nella vita tutto si può fare se si chiede aiuto a Dio. Il digiuno sessuale ora non mi pesa.

Il suo lavoro le manca?
Ha fatto comunicazione per trent’anni dunque sì. Mi manca la parte creativa più che le telecamere: ho molte idee e progetti che vorrei presentare ai dirigenti tv ma c’è come una barriera e nemmeno mi danno appuntamento.

“In Rai sono stata ostracizzata per il mio credo religioso”, ha detto. Cosa accadde?
Ho pagato il fatto di portare il crocefisso: sono stata minacciata, ricevetti telefonate violente perché non volevano che lo esibissi in tv. Verso il 2010-2011 lavoravo a Rai 1 avendo tutti contro, in particolare la direzione e alcuni dirigenti. Ero una persona sgradita e me ne facevano di tutti i colori.

Cioè?
Mobbing, delazioni, calunnie. Sono stata ostracizzata anche per la mia fede.

Dopo tredici anni le chiusero di colpo TuttoBenessere, nonostante i buoni ascolti. Perché?
Non me lo spiegarono mai. Tornai dalle vacanze in agosto e trovai la redazione smantellata. Qualche mese prima, in una puntata c’era ospite Vittorio Sgarbi che parlò del tradimento di Fini a Berlusconi, allora presidente del Consiglio: ricevetti molte pressioni per tagliare quella scena ma rifiutai, lo fecero senza il mio consenso e mi dissociai. A quel punto si scatenò la guerra contro di me.

Era considerata una berlusconiana di ferro.
l fatto che conoscessi il dottore – non ho mai nascosto l’affetto e la simpatia umana per lui – e il fatto che fossi stata sposata con Galliani creò invidie e vessazioni. Un alto dirigente arrivò persino a mettermi le mani addosso. Non lo denunciai pur avendo dei testimoni.

Berlusconi l’ha mai saputo?
No, non gli ho mai detto nulla. Più mi massacravano, più stavo zitta. Non mi piace pietire le cose e non credo che abbia mai saputo nulla.

Con Galliani, con cui è stata sposata dal ’93 al ’99, che rapporti ha?
Da parte sua c’è il rifiuto di incontrami e non ci vediamo da anni. Nonostante questo, continuo a volere molto bene a lui e ai suoi figli.

Le manca Mediaset?
Sì, perché lì ho ancora molti amici e persone che stimo. Mediaset è la mamma, mentre la Rai forse più matrigna. Ma guardo avanti e mi nutro di progetti nuovi.

Il prossimo?
Un libro che ho iniziato a scrivere durante il lockdown. È un percorso doloroso ma ho ricevuto tanto dalla vita e devo dare tanto: è incentrato su misericordia e perdono.

Lei chi deve perdonare?
Chi mi ha fatto del male e soprattutto chi ha commesso nei miei confronti delle violenze fisiche terrificanti, che mi hanno lasciato una cicatrice interna indelebile.

A cosa si riferisce?
A un momento terribile, che accadde nei primi anni ’80. Ero a Saint Paul de Vence con il mio compagno di allora – di cui non farò mai il nome – e scoprii di aspettare un bambino: avevo le nausee e non me la sentivo di andare in barca con gli amici, così gli dissi che sarei rimasta a casa. Lui ebbe crisi di violenza, mi prese a calci fino a farmi svenire. Rinvenni in un lago di sangue. Pulii tutto con della carta assorbente. Lo shock per la perdita del bambino fu enorme, tanto che non ricordo nulla dei giorni seguenti.

Perché ne parla ora?
Non ne mai parlato prima per non dare un dolore mio padre, che oggi non c’è più: ne avrebbe sofferto troppo. E poi perché ho aspettato di avere completamente perdonato la violenza. Sono convinta che questo sia il momento giusto: ora sono libera da ogni spirito di vendetta.

Ha mai denunciato quell’uomo?
No. Per amore dei suoi figli, in particolare quello più piccolo che viveva con noi. Finii in ospedale diverse volte, i medici insistevano perché denunciassi, ma non lo feci mai. Poco dopo, di fronte all’ennesima terribile violenza, gli ho lasciato la casa e sono andata via per sempre. Eppure, proprio questa persona, che non mi ha mai chiesto scusa, è la prima che mi ha chiamata preoccupata quando il virus è arrivato in Svezia.

Si aspetta delle scuse da quest’uomo?
No, non ho mai ricevuto scuse da nessuno in tutta la mia vita. Se sta leggendo sa che mi riferisco a lui: prego per la sua conversione e vorrei che chiedesse perdono a Dio per le violenze fisiche che mi ha inflitto. Purtroppo nella mia vita ne ho subite anche di psicologiche e so che l’unico modo per sopravvivere è il perdono. Sennò muori.

Con chi ha parlato di questi episodi dolorosi?
Con nessuno, è la prima volta che lo faccio. Non ho mai detto nulla né alle mie amiche più intime, né anni dopo alla mia famiglia o a Galliani. All’inizio pensavo che nessuno mi avrebbe capita, poi quando sono diventata famosa temevo che se ne avessi parlato sarebbe scoppiato uno scandalo. Infine, dopo la laurea in architettura studiai per due anni anche psicologia e pensavo di avere acquisito gli strumenti per difendermi da sola. È stato un cammino lunghissimo ma mi ha portato a comprendere che non c’è altra via se non il perdono. E finalmente ho perdonato.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Successivo

Al Bano: “Basta con le speculazioni su mia figlia Ylenia. Lo fanno per soldi. Alimentano speranze che non ci sono”

next