Di una cosa bisogna dare atto a Matteo Renzi: è riuscito a riportare indietro il dibattito politico ad argomenti vecchi di venticinque anni. Temi che a dire il vero, ciclicamente, tornano d’attualità. E in qualche caso è già successo per iniziativa dell’ex segretario del Pd. Le prime ricostruzioni in libertà su Tangentopoli, raccontata come una sorta di golpe dei giudici contro i politici deboli, risalgono al 1994. Ed è più o meno dallo stesso periodo che si comincia a parlare continuamente del Ponte sullo Stretto di Messina. Sissignori: il leader del piccolo partito d’Italia viva ha rilanciato – di nuovo – l’opera simbolo del primo Silvio Berlusconi. Ci aveva già provato, senza successo, durante il suo governo. Adesso lo ha rifatto. “Per vincere la sfida della povertà serve più il ponte sullo Stretto che il reddito di emergenza“, ha scritto il senatore di Scandicci nella sua ultima fatica editoriale. “Il ponte ai nostri figli costerà di più se non si fa”, ha sostenuto rispondendo al fattoquotidiano.it che gli chiedeva conto di quell’idea ripescata da qualche sgabuzzino di Porta a Porta, insieme al programma della Casa delle Libertà, all’indimenticabile contratto con gli italiani e al mitologico modellino in scala che unisce Messina a Reggio Calabria. Insomma: per riesumare il vecchio, vecchissimo progetto-bandiera di Forza Italia, le giustificazioni di Renzi non sono granché convincenti. E soprattutto non aggiungono nulla alle decine di obiezioni tecniche ed economiche sollevate nei decenni passati. Eppure hanno fatto grande presa sul mondo politico.

Primissima reazione: i berlusconiani. Come capita sempre più spesso negli ultimi tempi, è Forza Italia il partito che per primo segue l’ex segretario del Pd. O meglio: è ai berlusconiani che Renzi ama servire assist al bacio. Stefania Prestigiacomo, sempre presente in tutti i governi di Berlusconi dal 1994 a 2011, ha annunciato di aver presentato una mozione alla Camera per saperne di più sul fondamentale viadotto siculo-calabrese. “Speriamo non si tratti solo di parole, ma che ci siano presto fatti concreti“, scrive la fedelissima dell’ex cavaliere, in un comunicato denso di aggettivi entusiasti per l’ormai mitologica infrastruttura. “Se non ora quando?”, twitta felice Gabriella Giammanco, sostenendo di vedere “un sostegno trasversale” per il progetto mai realizzato. Neanche dall’uomo di Arcore, nei suoi undici lunghi anni a Palazzo Chigi. I berlusconiani si attaccano pure a Giuseppe Conte, che – secondo loro – avrebbe aperto al Ponte. In realtà le parole del premier sono abbastanza precise e nulla hanno a che vedere con un’apertura. “Non voglio declamare opere immaginifiche. Non a caso ho parlato di una rete infrastrutturale-viaria che è inaccettabile. C’è tanto da fare e quando avremo la possibilità di programmare e realizzare i progetti che ho citato, mi sederò a un tavolo e senza pregiudizi valuterò anche il ponte sullo Stretto“, ha detto ieri il capo dell’esecutivo. Tradotto: prima facciamo tutte le altre infrastrutture che servono in Sicilia, Calabria, Basilicata, i collegamenti tra Roma e Pescara, l’alta velocità a Venezia, poi si discuterà del Ponte. Insomma: c’è più di qualche anno di tempo prima di porsi il problema.

L’idea di quella lingua d’asfalto sospesa tra Scilla e Cariddi, però, ha scatenato un cortocircuito anche tra gli esponenti del Pd. Se il ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, ha detto al fattoquotidiano.it che prima del Ponte “dobbiamo far partire il resto: il Piano Mit nel Piano Sud mobilita oltre 33 miliardi nel triennio“, il sottosegretario alle Infrastrutture Salvatore Margiotta la pensa diversamente. “Ho salutato con grande favore l’idea di un ragionamento acritico e non pregiudiziale sul ponte sullo stretto su cui ho un’idea personale precisa, seppur di minoranza, ossia che si debba fare”, è la linea del dem, per sua stessa ammissione minoritaria all’interno del partito di Nicola Zingaretti.

Storicamente No Ponte sono gli esponenti del Movimento 5 stelle, entrati in fibrillazione nelle ultime ore per le uscite di Renzi, che – è il caso di ricordarlo – rappresenta comunque un sostenitore dell’attuale maggioranza. Il sasso nello stagno tra i 5 stelle lo ha gettato Massimo Bugani, capo staff del sindaco di Roma Virginia Raggi ed ex membro dell’Associazione Rousseau. “Sento esponenti del M5S che iniziano a parlare di ponte sullo stretto. Dopo Tav, Tap, Ilva e autostrade ovunque, un bel ponticino di 3,5 km sarebbe en plein. Dal M5S al Ncd il passo è breve”, ha scritto su facebook. Con chi ce l’ha Bugani? Tra i grillini nelle ultime ore circola compulsivamente un tweet di Giancarlo Cancelleri, che è siciliano e fa il viceministro delle Infrastrutture. “Ponte sullo Stretto sia tassello di un quadro generale importante. No a cattedrale nel deserto che collega il nulla, ma opera che corona un coraggioso PROGETTO SUD”, ha twittato ieri (i maiuscoli sono suoi) l’esponente del governo durante il discorso di Conte. Non esattamente un’apertura ma una sorta di commento alle parole del presidente del consiglio. Tanto è bastato per scatenare il dibattito.

“Tutto va valutato senza pregiudizi. Io senza pregiudizi dico che il ponte sullo Stretto è una cazzata“, esterna senza troppi giri di parole Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri a Un Giorno da Pecora. “Conte – continua l’esponente del M5s – ha detto che valuterà senza pregiudizio. Cioè raccoglierà le carte di chi ha studiato già il ponte e capirà da solo, come credo che già sappia, che il progetto non è realizzabile”. I 5 stelle, in ogni caso, sono tornati a marcare la propria posizione con un comunicato dei deputati eletti in Commissione Ambiente e Trasporti. Una nota che ha più o meno lo stesso senso delle parole pronunciate dal premier ieri sera. “L’Italia – dicono – ha bisogno di tante opere utili e urgenti, dalla manutenzione della rete viaria al potenziamento della rete ferroviaria regionale e nazionale lungo lo Stivale e in particolare modo nel Mezzogiorno. Un’opera come il Ponte sullo Stretto di Messina, che da sempre il Movimento 5 Stelle ritiene non utile e non prioritaria per il Paese sottrarrebbe soltanto energie e risorse a queste opere davvero urgenti e necessarie per uno sviluppo a misura d’uomo e foriero di molti più posti di lavoro, per giunta stabili e duraturi”.

Insomma: la “nuovissima” proposta di Matteo Renzi ha costretto tutti, ma proprio tutti, a commentare un argomento vecchio di un quarto di secolo. Alla fine a definire il senso del dibattito ispirato dall’ex premier sono i Verdi: “L’ennesimo e inconcepibile rilancio del progetto del Ponte sullo stretto – dice Angelo Bonelli – riflette tutta l’arretratezza culturale di una considerevole parte della classe politica che utilizza strumentalmente la crisi per rilanciare uno sperpero di risorse in contrasto con la necessità di utilizzare i miliardi che arriveranno dall’Europa per interventi a favore della sanità pubblica e l’ambiente”. E questa volta non serve aggiungere altro.

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