L’industria musicale non ci sta. Nonostante le principali associazioni di categoria avessero presentato al governo e al ministro Franceschini 10 punti per ripartire subito, nel Decreto Rilancio le aspettative sarebbero state disattese. Mancano degli interventi specifici, come quelli che sono stati destinati al cinema e alla editoria libraria. L’industria discografica e gli editori musicali sono una rilevante componente del settore musicale e svolgono un lavoro fondamentale di ricerca e sviluppo di nuovi artisti. È l’industria che produce i contenuti, senza i quali non vi sarebbe nemmeno l’attività concertistica. Un unico grande successo, per fortuna, l’ha avuto Assomusica per i voucher, utili per il rimborso di concerti cancellati e che durano 18 mesi.

L’articolo 186 del Decreto Rilancio, firmato il 19 maggio dal presidente Mattarella, prevede misure per il settore cultura. Al capitolo riguardante il Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali con un investimento di 210 milioni di euro, si specifica che tale fondo è destinato “al mondo del libro e all’editoria, agli spettacoli, ai grandi eventi, alle fiere, ai congressi e alle mostre annullati a causa dell’emergenza Covid-19 e ai musei non statali”. Chiaramente non c’è nessuna menzione all’industria musicale. Un fulmine a ciel sereno, soprattutto perché sembrava che il ministro Franceschini avesse recepito le richieste, durante una recente audizione in sede parlamentare.

Ci auguriamo che si tratti solo di una svista e che venga sanata in Parlamento. – dicono in un comunicato congiunto ANEM, AFI, FEM, FIMI, PMI – Il settore nel corso degli ultimi due mesi ha visto cali di fatturato intorno al 70% nelle vendite di dischi, e cali anche superiori negli incassi di diritti d’autore e connessi. È inaccettabile che ci si possa dimenticare di questa area fondamentale per la produzione culturale del Paese”.

Abbiamo incontrato Dario Giovannini, direttore generale Carosello Records e vice presidente di PMIProduttori Musicali Indipendenti Italia, che ci ha rivelato che proprio il 19 maggio era stato convocato al MiBACT un tavolo con tutte le associazioni musicali, poi saltato all’ultimo minuto. Da quel momento più nessuna notizia ed è apparso il Decreto Rilancio con una “svista” importante.

“Nessuna menzione della nostra industria nel Fondo emergenza imprese culturale – spiega Giovannini a FqMagazine -. Siamo stati riconosciuti come ‘imprese tradizionali’ da parte del governo, ma non come impresa culturale, che è fondamentale perché ci sono delle dinamiche diverse. Basti pensare all’Iva che sui prodotti musicali è al 22%, mentre per i libri è al 4%”.

Quello dei fonografici e dei discografici è un settore che già versava in gravi difficoltà economiche, prima che arrivasse la pandemia. “Adesso la crisi è esplosa totalmente – afferma Giovannini -. Parlo come vice presidente del PMI, nonostante tutte le promesse fatte ai giornali e alle audizioni da parte del governo italiano, non è stato riconosciuto nulla da chi produce musica, chi investe in contenuti musicali. Non c’è alcuna forma di facilitazione o agevolazione”.

E aggiunge: “Come direttore generale della Carosello, aggiungo che noi siamo una etichetta indipendente presente sul mercato e abbiamo la fortuna di lavorare con artisti come Diodato che ha vinto Sanremo, ha conquistato un David di Donatello, e ha fatto una figura egregia a ‘Europe Shine A Light’, la manifestazione che ha celebrato i cantanti di Eurovision 2020. Con Diodato stiamo lavorando da anni, stiamo raccogliendo i frutti e prima di raggiungere dei risultati economici importanti passerà ancora qualche tempo. Vorrei solo sottolineare come tantissimi artisti, non a caso, esplosi negli ultimi anni vengano da realtà indipendenti: Calcutta, Levante, Tommaso Paradiso, Diodato appunto e Coez. Se il governo non capisce l’importanza dei produttori discografici o non si considera importante la cultura, forse abbiamo riprova di una classe politica inadeguata. Del resto il premier Conte ha parlato di ‘artisti che ci fanno divertire’, come fossero saltimbanco o giullari. Non mi sorprende, sono rimasto invece sorpreso da Franceschini che tutti noi reputiamo una persona vicina alla cultura che può comprendere gli interessi degli imprenditori privati che investono un sacco di soldi, senza avere certezze di ritorno economico. Non produciamo pomodori, ma emozioni. Noi di Carosello, ma anche Honiro (che ha lanciato Ultimo) e Sugar ci facciamo un mazzo notevole per portare avanti dei progetti, non cestinarli al primo singolo andato male o al disco di esordio che non ha ottenuto risultati sperati ”.

Quindi qual è la soluzione? “Che ci convochino in quanto persone che fanno questo mestiere, che si affidino ai nostri suggerimenti. Soprattutto mi auguro di ricevere una chiamata da Franceschini, che si scusi dicendo che è stata una svista non averci inserito nel Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali e che provvederanno ad integrare la categoria prima possibile. Intanto sono felice che tra i dieci punti che avevamo presentato ad aprile sia stata accolta la richiesta di Assomusica per i voucher”.

A proposito di concerti, Coez ha annunciato di aver annullato il tour estivo. Come mai non posticiparlo al prossimo anno? “Questo tour era vincolato ad un format che Coez aveva ideato prima che scoppiasse la pandemia. Lui si sarebbe chiuso in una casa con vari artisti, per produrre nuova musica. Si sarebbero aperte delle finestre sui canali social per aggiornare i fan sullo stato dei lavori. Una volta completati gli inediti, sarebbero stari presentati in tour. Il lockdown e i milioni di italiani chiusi in casa hanno fatto saltare il progetto, per una questione anche di sensibilità. Così Coez ha deciso di annullare il tour per ripensare ad un altro progetto, quando sarà possibile tornare ad esibirsi live”.

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