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Coronavirus, vivo vicino al mio fidanzato ma in una regione diversa: non lo vedo da mesi e non è giusto

Coronavirus, vivo vicino al mio fidanzato ma in una regione diversa: non lo vedo da mesi e non è giusto
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di Beatrice Dagnino

Mi chiamo Beatrice, ho 25 anni e da due anni e mezzo sono fidanzata con Tommaso. Io vivo a Genova, lui a Ovada (Alessandria): ci dividono 53 km e un maledetto cartello di confine. Ed è proprio questo cartello che dal 4 maggio non ci permette di rivederci, nemmeno dopo due (due) mesi di videochiamate, pianti ed esasperazione.

Per noi quei 53 km non sono niente: li facciamo ogni weekend per stare insieme dal venerdì alla domenica, li facciamo anche a metà settimana, il mercoledì, quando lui viene a Genova per stare con me e la mia famiglia.

Almeno 5 volte a settimana passiamo sulla tanto travagliata A26, per noi quella autostrada è sinonimo di stare insieme. Adesso, quando i problemi della sicurezza stradale sembravano superati o quantomeno messi da parte, il nostro nuovo nemico si chiama “confine di regione”.

Con il nuovo Dpcm entrato in vigore il 4 maggio, restano ancora chiusi i confini di regione, e noi? E le migliaia di persone che si trovano nella nostra situazione? Perché, così come è stato fatto per i congiunti nella regione, non viene concesso anche a noi di rivedere i nostri cari? Stiamo parlando di diritti, uguali diritti; quei diritti che in questo momento invece ci vengono negati, perché?

Valiamo meno? Il nostro rapporto vale di meno? Noi possiamo aspettare ancora? No. Non ce la facciamo più ad aspettare. Abbiamo rispettato le regole per due lunghi mesi, siamo rimasti in casa, ma ora basta. Ora vogliamo vederci, ora dobbiamo vederci, ora abbiamo bisogno di vederci.

Che poi diciamocelo, in termini di probabilità di contagiare qualcuno (o essere contagiati), ci sono più probabilità quando lui si chiude in macchina, percorre quei 53 km ed entra in casa mia, o quando si rivedono due fidanzati che magari hanno 265 km in mezzo in Liguria? O magari quando si va al supermercato? O ancora quando si sale sui mezzi pubblici? O quando si esce a fare esercizio fisico? O quando un nipote va a trovare un nonno?

Ci sentiamo presi in giro; ci sentiamo inferiori; ci sentiamo privati della cosa più importante, la libertà. La libertà di vivere la nostra vita insieme.

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