Parla del secondo Covid hospital d’Italia, che sta per essere ultimato dopo quello della Fiera di Milano “già operativo da alcune settimane”, e anche della sua esperienza dopo avere contratto il coronavirus, che lo ha costretto al ricovero. Guido Bertolaso, consulente del presidente della Regione Marche per l’ospedale Covid a Civitanova Marche, a Stasera Italia su Rete4 racconta la malattia: “Io sono stato trattato con clorochina da subito, che è da usare immediatamente e che si è dimostrata efficace, assieme a un cocktail di antivirali. Oggi è molto di moda l’idea del plasma, che si ricava da soggetti che come me hanno già avuto il virus e si pensa che ci siano degli anticorpi neutralizzanti che possono essere utili nella terapia”, ha aggiunto. Quando ha saputo di essere positivo, continua, ha provato “una paura terribile e angoscia. E’ una roulette russa – ha detto -, a me è andata molto bene, ho passato alcune giornate difficili, ma fortunatamente sono riuscito a riprendere bene tutta la situazione e ho ripreso subito a lavorare. Se non la provi sulla tua pelle non riesci a capirne la gravità”.

Parlando del secondo Covid hospital Bertolaso spiega che è stato deciso di realizzarlo per “garantire l’assistenza a tutti i malati di questa terribile malattia” sulla base “della richiesta del presidente della Regione Marche e con un accordo con il Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta e con il Comune di Civitanova Marche“. Per i fondi, però, “abbiamo chiesto di accedere a quelli che Intesa Sanpaolo aveva messo a disposizione della Protezione Civile” ma, nonostante “una richiesta del governatore delle Marche specifica in questo senso, ma non abbiamo visto una lira. Ci siamo arrangiati e abbiamo fatto tutto con le donazioni private qui nelle Marche e anche con un importante contributo della Banca d’Italia. A Milano abbiamo fatto tutto con le donazioni private”.

Bertolaso, che fa riferimento ai dati delle vittime di oggi, riconosce che “il Paese deve ripartire, ma non possiamo dimenticare che questa è un’emergenza sanitaria, che non è affatto finita”. Precisa che l’Italia “non è ancora attrezzata per fronteggiare da un punto di vista sanitario da questa epidemia e non lo è se ci sarà una terza fase verso ottobre-novembre, perché ci sarà anche l’influenza”. E ha aggiunto che “un’epidemia di influenza con quella di coronavirus sarà devastante per questo Paese se non si lavora da subito per organizzare tamponi per tutti quelli che ne hanno bisogno, tracciabilità di tutti i casi positivi e dei loro contatti e ospedali Covid, in modo da non ingolfare gli ospedali normali”, ha spiegato.

Un punto, quello sanitario, che è più che mai centrale: “Dei quasi 30mila morti avuti in questi due mesi un numero importantissimo è stato dovuto alla carenza di reparti di rianimazione e dal fatto che gli ospedali erano pieni. Si è dovuto decidere chi ricoverare in terapia intensiva e lo si è fatto sulla base della carta d’identità. Io non sarei stato ammesso in certe regioni d’Italia a quell’assistenza che ho avuto. Non mi pare che sia molto giusto per un Paese come il nostro”.

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