Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Unione europea, disse che “le persone si mettono in azione solo se strettamente necessario e di solito capiscono di dover fare qualcosa solo in situazioni di emergenza”. Non mi è mai piaciuta questa frase, ma è la verità. Pagheremo un prezzo altissimo per il ritardo con il quale stiamo agendo nei confronti di alcune emergenze ambientali in atto, non ultima quella climatica. E la correlazione tra l’emergenza sanitaria attuale e il depauperamento del nostro pianeta sembra sempre più plausibile.

Tra le tante lodevoli iniziative in Italia a sostegno della lotta contro la pandemia scatenata dal virus Covid-19, ritengo emblematica quella lanciata dal Gestore dei servizi energetici (Gse), dal titolo 1 kWh per il paese. Il Gse è l’ente pubblico che gestisce la promozione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili nel nostro paese, un ambito sempre più importante dal punto di vista economico con 15,4 miliardi di euro di incentivi pubblici erogati, di cui 11,6 miliardi per l’incentivazione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, 1,7 miliardi per l’efficienza energetica e le rinnovabili termiche, 600 milioni relativi ai biocarburanti e 1,4 miliardi riconducibili ai proventi derivanti dall’Ets (Emission trading scheme).

Oltre agli incentivi pubblici, si registrano nel 2018 investimenti per circa 1,3 miliardi di euro nei due principali settori, ossia il solare e l’eolico. Il rapporto GreenItaly 2019 mette in evidenza che nel periodo 2015-2018 sono state 432mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi che hanno investito in prodotti e tecnologie green, sottolineando come la green economy sia, per una parte considerevole delle nostre imprese, un’occasione già colta ma con ancora ampie prospettive di miglioramento.

Nel 2018, il numero dei cosiddetti green jobs, elaborato a partire da un’analisi dei micro-dati dell’indagine Istat sulle forze di lavoro, è arrivato a 3,1 milioni di unità, rappresentando il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva. Agli aspetti di natura economica e sociale, si aggiungono, ovviamente, tutte le considerazioni di carattere ambientale che, ad esempio, portano ad una riduzione delle emissioni di gas climalteranti ed inquinanti laddove si sostituiscono le fonti fossili tradizionali con quelle rinnovabili.

Quindi un mondo, quello della sostenibilità, altamente dinamico che, anche grazie all’iniziativa del Gse, ha l’opportunità di farsi conoscere meglio e dare un ennesimo contributo al Paese. Nella prima finestra temporale dell’iniziativa 1 kWh per il paese, ove ogni kWh donato corrisponde a 10 euro, chiusasi il 15 aprile, è stato raccolto oltre mezzo milione di euro. Risorse donate dagli operatori del settore fotovoltaico, cioè coloro che hanno investito nella diffusione di questa tecnologia e beneficiano attualmente degli incentivi statali.

I fotovoltaici, quindi, mostrano il loro essere “comunità” di fronte ad un appello di solidarietà per il Paese. Certamente un bel gesto e un segnale molto forte che, al di là della cifra raccolta, che certamente crescerà man mano che saranno coinvolti gli altri operatori del mondo delle fonti rinnovabili, ha anche una profonda valenza culturale. Vista l’influenza dei fattori ambientali sulla velocità di propagazione del virus Covid-19 e, in particolare, la sua potenziale accelerazione dovuta a persistenti livelli di inquinamento, ogni iniziativa volta a promuovere la diffusione delle fonti energetiche alternative deve essere valorizzata.

In questo caso, gli operatori del settore fotovoltaico aprono la strada e, ne sono certo, tutto il mondo delle rinnovabili, così come quello dell’efficienza energetica, darà il proprio sostegno e farà sentire la propria voce in questo momento di crisi del nostro paese. Un doppio contributo quindi da parte di aziende che da una parte già sostengono concretamente, con le proprie attività, la transizione dell’Italia verso un sistema energetico libero da combustibili fossili e, dall’altra, mettono a disposizione parte dei loro proventi per sostenere gli sforzi della Protezione civile nella lotta alla pandemia.

Non possiamo che ringraziare queste aziende che a fronte di criticità ancora presenti nel loro settore, e in attesa di decisivi interventi da parte del governo nazionale per superarle, si mettono a disposizione del Paese. Puntare sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica non significa soltanto combattere la crisi economica legata alla diffusione di Covid-19, ma anche e soprattutto andare ad incidere su un altro nemico, se vogliamo ancor più invisibile e pericoloso del virus in quanto non ancora pienamente percepito come tale, e che minaccia la nostra economia: la crisi climatica.

E’ l’occasione per recuperare parte del ritardo accumulato negli ultimi anni, nei quali non si è valutato con attenzione il rischio di un cambiamento climatico ormai sempre più evidente. Mi auguro che questo segnale che arriva dal mondo delle rinnovabili venga opportunamente colto. Per il momento non si può che ringraziare il Gse per aver lanciato una tale iniziativa e gli operatori del fotovoltaico per aver aperto la strada al supporto che certamente non mancherà da parte di tutto il mondo dell’energia sostenibile operante in Italia.

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