La mia totale solidarietà ai giovani attori, danzatori, coreografi, cantanti, musicisti, direttori di orchestra, registi, scenografi, drammaturghi, tecnici audio e luci, che in questo periodo e nel prossimo resteranno senza lavoro e tutele.
Giovani artisti dimenticati da chi li dovrebbe tutelare. Dimenticati da chi dice di volerli tutelare.

Certo, il bonus di questo mese è utile, ma che prospettive di lavoro hanno i giovani artisti a cominciare da questa estate e fino alla prossima stagione invernale? Che ne sarà, non del teatro, ma dei giovani artisti che “fanno il teatro”?
Disoccupazione senza un minimo di tutela.

Meravigliosi giovani artisti che in tantissimi casi si sono detti disponibili, nel corso della prossima estate, a fare due spettacoli al prezzo di uno per sopperire al problema degli assembramenti strappando alla malasorte la propria sopravvivenza e al tempo stesso continuando a creare cultura. Tanti spettatori e lavoratori, che ruotano intorno agli artisti, beneficeranno di questa capacità di essere sogno e concretezza insieme.

Gli scrittori, i pittori, i compositori, possono in un periodo di crisi scrivere, dipingere, comporre, ma attori, danzatori, coreografi, cantanti, musicisti, direttori di orchestra, registi, scenografi, tecnici audio e luci, no. Loro possono lavorare e creare solo se lo spettacolo o il concerto si farà certamente, se è già stato venduto.

Uno scrittore non trova un editore? Può scrivere il suo libro e lasciarlo lì in attesa che qualcuno possa, un giorno, trovarlo interessante e pubblicarlo. Stessa cosa per i pittori o compositori, ma i giovani artisti di cui stiamo parlando no. I teatri sovvenzionati tuteleranno, giustamente, ripeto, giustamente il personale interno (impiegati, contabili, direttori, vicedirettori…) ma i giovani artisti?

Gli artisti, vorrei ricordarlo, sono il motivo per cui la gente esce di casa e va a teatro. Gli artisti sono il centro intorno al quale ruotano altre professionalità. Grazie agli artisti trovano lavoro impiegati, contabili, direttori, vicedirettori, critici teatrali, professori, impiegati pubblici nel settore della cultura… Eppure, dimenticati.

Il Fus probabilmente sosterrà i teatri principali, ma le tante giovani Compagnie teatrali, che beneficiano soltanto di piccole sovvenzioni o addirittura non beneficiano di nulla, che fine faranno? Come sopravvivranno le Compagnie formate da uno o due anni e che guadagnano solo ed esclusivamente attraverso gli spettacoli che riescono a vendere? Compagnie, però, che possono vantare un rapporto altissimo tra numero di spettatori, qualità degli spettacoli e costi per la società.

Giovani artisti che provano gli spettacoli, magari per un mese o due, senza essere retribuiti da nessuno. Ma quale altro lavoratore che lavorasse in queste condizioni non verrebbe tutelato?

Che ne sarà nei prossimi mesi, a causa di questa dannata epidemia, dei tanti giovani artisti che portano cultura su tutto il territorio credendo nell’arte come ragione di vita? Dei tantissimi giovani che, magari dopo una laurea o il diploma in Alta Formazione Artistica e Musicale, hanno deciso di unire le creatività in piccole Compagnie, che ne sarà?

Se non c’è tutela verso i giovani che investono nel teatro allora bisogna avere il coraggio di chiudere i Dams, le Scuole di Alta Formazione Artistica, i Conservatori, le Scuole di Danza, i Centri di Formazione Cinematografica, le tante Scuole dei Teatri Stabili, le Facoltà Umanistiche… Se vogliamo continuare a credere che l’arte sia un valore fondamentale del nostro Paese, allora dobbiamo difenderla. La bellezza va difesa per goderne.

Una società che si rispetti non può illudere una fetta, seppure piccola, della sua popolazione. Una piccola, giovane, forte parte di popolazione che crede ancora nella capacità di creare cultura, elevando il pensiero, attraverso impegno, sudore e verità di sentimenti. Per questo è importante che le istituzioni sostengano oggi, magari anche attraverso una burocrazia meno invasiva, i giovani artisti. Sarebbe un investimento per il futuro.

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