C’è una vecchia storia che racconta di come il padrone di un cammello lo avesse pesantemente caricato con una grande quantità di roba. A un certo punto, gli venne in mente di aggiungere una pagliuzza e, appena lo fece, la povera bestia crollò a terra con la schiena spezzata.

Questa storia ci dice qualcosa del sistema finanziario mondiale che ogni tanto crolla per l’effetto dell’equivalente di una pagliuzza. Vi ricordate cosa è successo nel 2008? Sembrava che dovesse finire il mondo: crisi finanziaria, crisi economica, crisi di tutto. Ma cosa era successo? Un elemento apparentemente minore del sistema aveva generato tutto: il mercato dei mutui detti “subprime” in America, che molti di noi nemmeno sapevano che esistesse.

E’ sempre la stessa storia: non era la pagliuzza che aveva spezzato la schiena al cammello: era perché era già sovraccarico. Come un cammello sovraccarico, l’economia mondiale è gravata da almeno due oneri giganteschi: uno è l’aumento dei costi di produzione delle risorse (non fatevi ingannare dagli attuali prezzi bassi del petrolio: i prezzi sono una cosa, i costi sono un’altra). Poi, c’è l’inquinamento, compreso il cambiamento climatico, che è un costo anche quello. Questi due fattori definiscono la condizione chiamata “overshoot”, ovvero quando un sistema economico sta consumando più risorse di quanto la natura possa sostituire.

E’ un concetto che è venuto fuori per la prima volta nel 1972 con il famoso rapporto I Limiti dello Sviluppo, sponsorizzato dal Club di Roma. Ridicolizzato e criticato a quel tempo, oggi ci rendiamo conto che aveva correttamente identificato le tendenze dell’economia mondiale. Lo studio mostrava come l’esaurimento delle risorse e l’inquinamento avrebbero portato al declino economico dell’intero sistema, probabilmente durante i primi decenni del XXI secolo. E’ un fenomeno che ho chiamato il “dirupo di Seneca” da una frase dell’antico filosofo romano Lucio Anneo Seneca.

Lo studio dei “Limiti dello Sviluppo” prevedeva un rapido, ma graduale, declino. Ma si sa che è raro che le cose vadano sempre lisce e ci si può immaginare che il declino potrebbe essere improvviso e brutale. Il crollo dei subprime nel 2008 è un esempio, che, per fortuna, poi è stato possibile rimediare in qualche modo. Oggi, l’epidemia di coronavirus è una perturbazione ben più importante con la quale stiamo già vedendo il crollo di interi settori, come l’industria del turismo (oltre il 10% del prodotto lordo mondiale), seguito da quello dei trasporti aerei, dell’industria petrolifera, e di mille altre cose. E’ una specie di “effetto domino” che si potrebbe portar dietro l’intera economia mondiale.

Allora, cosa ci succederà? Siccome ho cominciato menzionando un cammello, posso anche citare una famosa dichiarazione dello Sceicco Rāshid che possiamo riassumere come: “Mio padre cavalcava un cammello, io guido una Mercedes, mio figlio cavalcherà un cammello.” In effetti, la prossima crisi potrebbe rivelarsi così pesante da riportarci al tempo dei cammelli, il Medioevo o qualcosa di simile.

Non sembra che i nostri governanti si rendano conto di quello che stiamo rischiando. Molti sembrano vedere l’epidemia più che altro come una buona scusa. Ma il danno che al sistema economico nazionale è spaventoso. Già la botta che abbiamo preso col turismo è stata durissima, ma l’economia italiana vive anche molto di manifattura. Molte ditte erano già al limite della sopravvivenza prima della crisi: barcamenandosi fra la mancanza di risorse e una burocrazia assassina. Ma ora molte industrie medie e piccole rischiano di non essere in grado di riaprire con la fine del blocco. In confronto, il crollo del 2008 è stato una passeggiatina nel bosco.

Entro certi limiti, quello che sta succedendo era inevitabile, prima o poi, un sistema in overshoot deve “rientrare” per forza. Ma non è detto che il rientro debba essere un disastro. Per evitare il peggio dobbiamo cercare di far ripartire l’economia il più presto possibile e di farlo in modo intelligente: concentrando gli investimenti in settori che hanno un futuro, come per esempio l’energia rinnovabile e altre tecnologie sostenibili, adatte a un futuro dove avremo meno abbondanza di una volta. Non sarà facile, ma ce la possiamo ancora fare.

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