Produttore discografico, disc jockey, conduttore e talent scout. Claudio Cecchetto nella sua carriera ha lanciato numerosi personaggi, che poi hanno avuto successo: da Jovanotti, passando per Fiorello ed Amadeus. Poi ha fondato Radio Deejay e in televisione ha pure condotto il Festival di Sanremo e il Festivalbar. A FqMagazine Cecchetto, che aspetta una risposta certa anche per i concerti di San Siro di Max Pezzali previsti a luglio, fa un’analisi dello stato attuale del mondo dello spettacolo, colpito duramente dal Coronavirus e spiega perché in televisione avere manager, come direttori di Rete, abbia fatto più male che bene.

Che ne pensi dell’appello di Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Tiziano Ferro e di tutto il mondo della musica per avere risposte certe dal Governo per tutelare i lavoratori più fragili della filiera?
Bisogna tenerne conto perché è molto importante, in questo periodo specialmente, allinearsi moralmente alle problematiche di questo settore. Ci siamo anche noi della musica e siamo davvero tanti. In questo momento è un settore super danneggiato senza togliere nulla agli altri. Nel prossimo decreto bisognerebbe aggiungere nella lista dei lavoratori precari da aiutare, anche chi lavora nel mondo della musica. È importante ricordarlo anche perché chi fa le leggi può dimenticare o ignorare determinate categorie.

La gente oggi vuole sentire prodotti musicali di repertorio che rassicurino, oppure bisogna lanciare progetti nuovi e non fermare la produzione?
La dimensione Live e la discografia, in qualche modo, sono intrecciati. Non si può togliere al pubblico quello che avuto sino ad ieri. Oggi sta accettando la situazione di stallo, solo perché è una emergenza. Il live negli ultimi 15 anni è stata la chiave di svolta, rispetto alla crisi dell’industria discografica e di conseguenza è stato il motore della musica. Un trend evidente, se pensiamo al numero del pubblico che aumenta ogni volta che si propone un concerto e ai sold out, che si polverizzano in pochi giorni. Il Live è sempre il Live, è così dai tempi di Woodstock!

A proposito di Live, Max Pezzali era previsto a San Siro luglio, Ma pare che il futuro della musica sarà in spazi ridotti e ingressi contingentati, distanze sicurezza. Sei d’accordo?
Sì, su Max stiamo aspettando anche noi una comunicazione ufficiale. Però parliamoci chiaro, qui è in primo piano la salute della persone e quello che vogliamo è il bene di tutti. Potremo continuare a fare spettacoli, solo se le persone vengono sono tutelate e vivremo in un momento di tranquillità. Onestamente alle prospettive di distanze di sicurezza, ingressi contingentati e tutto il resto, credo poco. Pensiamo un attimo alla musica, in modo parallelo al mondo del calcio. Ci sono le stesse problematiche, è vero. Il calcio può pensare però di giocare a porte chiuse. La stessa cosa però non si può fare per la musica, che vive soprattutto di contatto umano. Si possono pensare ad altre mille soluzioni. Non mi vedo però un Teatro alla Scala con poltrone vuote e posti distanziati, l’orchestra sparpagliata e lo streaming acceso. Insomma la musica è qualcosa di tangibile, ascoltare la musica da un disco e dal live cambia tutto. Distinguiamo le due dimensioni.

La radio pare regga al contraccolpo. Una indagine Gfk, commissionata dalle emittenti, segnala “solo” un calo del 17%, compensato dall’aumento del tempo medio di ascolto cresciuto dell’11%. Come mai?
Ognuno tira acqua al suo mulino. È logico che sia aumentato il tempo trascorso ad ascoltare radio, a causa anche di questo isolamento. Ma la radio la si ascolta “in movimento” e in giro non ci sono macchine, quindi l’ascolto si è perso anche per quello. Poi ormai le radio hanno i canali tv, quindi rimane sempre un mezzo di intrattenimento. Ma ormai l’ascolto della musica è ‘random’, quindi parlo di Spotify, Apple music o Youtube. Il pubblico è abituato a cercare la musica che vuole e non affidarsi ad una programmazione, ormai ripetitiva e stantia.

Il digitale e Internet sono i veri protagonisti di questa pandemia, sia per la comunicazione che per le performance live. Cambierà il linguaggio dei media?
Secondo me sì, anche se molto in ritardo rispetto agli altri Paesi mondiali. Questa è colpa della classe politica, che non ha valorizzato la fibra ottica, le promozioni per radicare ancora di più l’accesso a Internet. L’altro giorno è uscito un rapporto dell’Istat significativo: un terzo delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa. Al Sud 4 su 10 famiglie non hanno il pc. Oltre la metà dei ragazzi condivide con la famiglia pc o tablet. Ora si è ricominciato a capire l’utilità di avere l’accesso ad Internet e stanno ricorrendo ai ripari. Comunque ormai anche gli anziani si stanno abituando, se pensiamo all’uso delle videochat tra le famiglie, che ovviamente sono costrette a casa e non possono frequentarsi per precauzione.

La televisione ha spento gran parte dell’intrattenimento, tranne Rai Uno e Maria De Filippi. Era inevitabile accadesse?
La tv subisce moltissimo la concorrenza del Web che è molto più efficace, diretto ed immediato. Tutte le novità le trovi in streaming e, in qualche modo, anche il linguaggio dei social e di Internet ha influenzato la televisione, basti vedere tutti i collegamenti che le trasmissioni fanno con gli ospiti da casa. Detto questo, sì si poteva continuare a proporre qualcosa di nuovo. È in un momento di emergenza, come questo, che sembra evidente che a capo delle Reti ci siano solo manager e non direttori artistici. Non vedo idee nuove da parte dei dirigenti, che in una vita ‘normale’ servono solo a portare a casa i soldi. I dirigenti propongono repliche, senza attualizzare nulla.

Sembra che il Festival di Sanremo 2021 sarà il primo grande evento Live che potremo condividere assieme, dopo le restrizioni. Cattelan di Amadeus ha detto: “Ha fatto il suo lavoro. Ma Sanremo è quella cosa che guardi a prescindere”. Sei d’accordo?
Amadeus ha fatto un ottimo lavoro. Abbiamo notato tutti, negli anni, che ci sono annate che sono andate meno bene e altre bene. Male che vada porti a casa 9 milioni di telespettatori, dato che comunque viene considerato un insuccesso. È vero che la gente è abituata a vedere il Festival, però è altrettanto vero che Amadeus ha fatto la differenza, portando a casa un ottimo risultato.

Amadeus e Fiorello sono tue “creature”. Che effetto ti ha fatto vederli su quel palco?
Posso dire la verità? Me lo aspettavo che sarebbero stati esplosivi. Li conosco da anni, li ho visti crescere. Hanno portato in tv il nostro Festivalbar, una formula meno ingessata e più gioiosa di fare spettacolo. Sono stati bravi.

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