Il Decreto intraministeriale con cui il governo ha chiuso i porti italiani alle navi umanitarie, dichiarandoli non sicuri, è un errore politico dettato più dalla paura della propaganda della destra che dalla razionalità necessaria in momenti complicati come questo. Il Decreto rischia di avere ripercussioni gravi dal punto vista degli effetti giuridici, rischiando di compromettere i traffici commerciali con navi straniere.

Ritengo che debba essere immediatamente ritirato e sostituito da un protocollo di sicurezza sanitaria che preveda, per chiunque approdi nei nostri porti, un periodo di quarantena obbligatorio da trascorrere in strutture adeguate, sulla terra ferma, o a bordo di assetti navali idonei che possano garantire la sicurezza di tutti. Questa modalità consentirebbe di affrontare anche il tema degli sbarchi spontanei che avvengono quotidianamente sulle nostre coste.

Il Decreto è uno strumento inadeguato a gestire la dinamica dei flussi migratori dei prossimi mesi. Periodo in cui assisteremo ad un incremento sensibile delle partenze, degli sbarchi spontanei e purtroppo delle drammatiche morti in mare. Il miglioramento delle condizioni meteo infatti determinerà la partenza disperata di molte persone dall’inferno libico. Il Coronavirus non rappresenta un deterrente per chi fugge dai bombardamenti e dai campi di detenzione.

In mare in questo momento non ci sono altre navi umanitarie a parte Alan Kurdi, quindi il solo risultato di questo Decreto sarà alimentare un dibattito politico degenere e disumano, ancora una volta sulla pelle delle Ong che operano in mare, e a terra, gestendo e affrontando, senza sosta, le emergenze. Se si desidera evitare il caos, occorre usare assetti militari adeguati per il soccorso e la sicurezza sanitaria, ripristinando in questo momento, in cui davvero parliamo di numeri contenuti, una missione navale europea, un piano di condivisione dell’accoglienza e protocolli di sicurezza unitari.

E’ grave che si utilizzi la pandemia come giustificazione per derogare a principi e valori universali su cui si fondano le costituzioni europee, al diritto internazionale che prevede l’obbligo di protezione della vita in mare per gli stati costieri, a prescindere dalla nazionalità delle persone o dalla bandiera della nave che le soccorre. Dobbiamo avere il coraggio e la lucidità di agire per garantire la sicurezza e la tutela della salute pubblica e, allo stesso tempo, preservare la nostra civiltà giuridica e la nostra umanità.

Dal Coronavirus guariremo, presto. Il virus della disumanità, invece, rischiamo di portarcelo con noi per molto tempo.

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