Anche gli influencer non si salvano alla crisi economica dovuta al Coronavirus. Strano: proprio ora che il pubblico sui social è infinitamente più ampio (l’azienda Izea parla di un +70%), le loro idee scarseggiano e gli introiti pubblicitari sono ridotti all’osso. I travel blogger non possono più viaggiare, le fashion blogger non possono mostrare i loro look modaioli, chi fa prank non può incontrare nessuno. Si salvano giusto i gamer (quelli che giocano ai videogiochi chiusi nella loro cameretta) e i food blogger, ma anche per loro i guadagni sono minimi. “In pratica tutti i progetti in cantiere fino a luglio sono sospesi. Se stiamo realizzando un percorso di comunicazione fatto in più mesi che magari termina con un evento, non ha più senso portarlo avanti. Le interazioni sono a mille, ma non c’è modo di monetizzarle”, ha fatto sapere Pietro Contaldo, presidente di Igers Italia, associazione degli “instagrammer” (sì, anche le star di Instagram hanno una loro associazione).

Così per la prima volta dalla loro nascita i cosiddetti “influencer” vivono una pesante crisi. “Le aziende hanno dipendenti e costi fissi da sostenere tra cui non rientrano di certo gli influencer, sono i primi ad essere stati tagliati”, ha detto Francesco Facchinetti a Il Messaggero. Il “figlio dei Pooh” si occupa del management di una dozzina di webstar con l’agenzia NewCo Management. Anche per lui c’è una pesante crisi: “Le aziende investono in rete per vendere nei negozi fisici, senza questo passaggio ora stacchiamo tutto. Io ho costruito una realtà solida che a gennaio 2020 ha fatturato quanto i primi 3 mesi del 2019, ma questo mese di marzo 0 totale. Ma le aziende capiranno che il digitale è il canale giusto per ripartire”.

“Il coronavirus li ha riportati nelle camerette ma con più concorrenza e un pubblico più ampio”, ha spiegato sempre al Messaggero Matteo Maffucci, che oltre a far parte degli Zero Assoluto è il co-fondatore dell’agenzia One Shot che si occupa di tiktoker e youtuber. “Questo può avere una portata epocale per il settore: gli utenti in più non sono i millennial ma gli over 60, quelli che fino ad oggi hanno flirtato con il web senza viverci sopra e che hanno capacità di spesa differenti”.

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