Csm, il giorno della nomina del procuratore di Roma. Tra Creazzo, Prestipino e Lo Voi è sfida a tre: la vittoria passa dal ballottaggio
Dopo dieci mesi la procura di Roma tornerà ad avere un procuratore capo. A dieci mesi dall’addio di Giuseppe Pignatone, andato in pensione l’8 maggio del 2019 e oggi presidente del tribunale Vaticano, il plenum del Consiglio superiore della magistratura è chiamato ad eleggere il nuovo capo dell’ufficio inquirente capitolino. Il plenum è convocato alle 10, ma è molto probabile che occorrano due votazioni: secondo il regolamento, infatti, se un candidato non riesce a prendere la maggioranza dei voti bisogna passare dal ballottaggio. Alla nomina del nuovo procuratore di Roma il Csm è arrivato dopo un percorso particolarmente accidentato: nei mesi scorsi, infatti, Palazzo dei Marescialli è stato travolto dall’inchiesta della procura di Perugia su Luca Palamara e sulle nomine delle toghe.
I tre nomi sul tavolo del plenum – Dopo l’azzeramento dell’iter partito nella primavera del 2019, e le sostituzioni di alcuni consiglieri togati coinvolti nel cosiddetto scandalo nomine, il 20 gennaio scorso la commissione incarichi direttivi non è riuscita ad esprimersi all’unanimità. Sul tavolo del plenum dunque arriveranno tre nomi: quello dell’attuale procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, che in commissione ha preso due voti, mentre un voto a testa è andato al capo dell’ufficio inquirente di Firenze, Giuseppe Creazzo, e all’attuale reggente della procura capitolina Michele Prestipino. In commissione Lo Voi è stato votato dai consiglieri Loredana Micciché di Magistratura Indipendente e da Michele Cerabona, laico di Forza Italia. Creazzo è stato proposto dal togato di Unicost Marco Mancinetti, mentre Prestipino da Piercamillo Davigo, leader del gruppo di Autonomia e Indipendenza. Si erano astenuti i consiglieri Mario Suriano, Presidente della Commissione e togato di Area, e il laico eletto in quota M5s Alberto Maria Benedetti.
L’azzeramento dell’iter – Quelle intercettazioni travolsero il Csm, con i consiglieri presenti all’incontro che prima si sono autosospesi e poi erano stati costretti a dimettersi. L’inchiesta su Palamara ha travolto anche l’allora procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, che aveva chiesto il riposo anticipato: è accusato di aver avvisato Palamara dell’inchiesta per corruzione che i magistrati di Perugia hanno aperto sul suo conto. Per questo motivo la pratica per la nomina del nuovo procuratore capo di Roma era stata annullata e riassegnata alla commissione che nel frattempo aveva cambiato la sua composizione. Il nuovo organo ha deciso di audire i vari candidati, e alle audizioni ha partecipato anche il vice presidente del Csm Ermini.