È il coronavirus a dettare l’agenda lavorativa del Paese in questi giorni: anche per l’industria automobilistica notoriamente concentrata nelle regioni del Nord, lì dove è stata individuata un’area di circa 13 centri, primo focolaio del virus, e dove si stanno concentrando maggiormente i casi di contagio nelle ultime ore.

Fiat Chrysler ha fatto sapere, infatti, di aver bloccato l’accesso agli impianti europei a visitatori e fornitori: secondo quanto risulta ad Automotive News Europe, infatti, sarebbe stata inviata una lettera nella quale si spiega che è vietata l’entrata nei siti – dove comunque procedono le attività – a quanti sono stati negli ultimi 15 giorni in Asia e specificamente in Cina, ma anche a chi ha frequentato una delle 13 città messe in quarantena.

Mentre in Italia la situazione, esplosa in poche ore e ancora in fase emergenziale, sta creando qualche problema all’industria automotive, in Cina proprio Fiat Chrysler e General Motors stanno tornando lentamente a una condizione di normalità, riaprendo gli impianti produttivi e riprendendo tutte le attività lasciate sospese dalla fine delle festività del Capodanno lunare.

La prima ad annunciare misure più drastiche come lo stop alla produzione, invece, è stata Italdesign dopo la notizia di un dipendente dello stabilimento di Nichelino, nei pressi di Torino, risultato positivo al coronavirus: il gruppo Volkswagen, che detiene l’azienda fondata da Giorgetto Giugiaro, ha quindi deciso di chiudere tutti i siti italiani, compreso quello di Moncalieri, in via precauzionale, senza però dare ancora un termine temporale alla sospensione delle attività.

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