Non ho dubbi nel credere che ai lettori sarebbe bastato leggere solo il soprannome per capire di chi stavo parlando. Può essere però che, tra i miei lettori all’estero, qualcuno non l’avrebbe indovinato. Si tratta di quel giovanissimo politico che, da semplice sindaco di una grande città, in un balzo è saltato sulla poltrona più importante di Palazzo Chigi, vale a dire il gradino più alto del potere esecutivo italiano e che è tuttora in possesso, insieme alla sua truppa di temerari senatori, di un potere sufficiente a costituire una seria minaccia per la durata dell’attuale legislatura.

Tutto legale, beninteso! Dire però che da politico si è trasformato in un guastatore professionale di altissimo livello potrebbe sembrare un’espressione forte, che però a lui non dispiace, anche se nel suo intimo è più probabile che si ritenga un indomito guerriero per la giustizia. Ne ha diritto, come tutti, per la libertà di pensiero e di parola che ci viene garantita dalla nostra Costituzione.

Ed è proprio sotto questo profilo che trovo similarità tra la perspicacia e fermezza del senatore Matteo Renzi con quella delle “teste di cuoio” istituzionali, cioè quei soldati, o poliziotti, chiamati ad intervenire nei casi più difficili e pericolosi dell’ordine pubblico e/o nei casi di terrorismo.

Non c’è nulla di così pericoloso, naturalmente, nella battaglia che lui ha deciso di intraprendere contro l’attuale ministro della Giustizia, firmatario delle nuove regole che riformano il codice della prescrizione, sostanzialmente cancellandolo senza formalmente cancellarlo.

Qualcuno chiama queste sottigliezze legali materia da “azzeccagarbugli”. Ma se chi, usando la vecchia normativa, abusava della norma interpretandola in modo da allungare artificialmente i tempi dei processi per farli arrivare a prescrizione prima della sentenza, diventa normale difendere, anche usando qualche “cavillo” legislativo, chi i processi vorrebbe invece vederli terminare con una sentenza.

Che è senza dubbio un punto altrettanto fermo e garantito dalla nostra Costituzione, quando dichiara che “La legge è uguale per tutti”. Un processo che termina senza una sentenza è una abdicazione della Giustizia. Infatti il processo che termina senza decidere chi ha ragione e chi ha torto decide impropriamente che la Giustizia può restare sospesa, non solo per tempi esageratamente lunghi, ma addirittura all’infinito! Quindi un’autentica vergogna (che ci regala anche un piazzamento da terzo mondo nella classifica dei paesi più corrotti!) e che garantisce impunità, grazie ai tempi lunghi e alla prescrizione, anche a chi meriterebbe la galera.

La garanzia dell’indagato, da considerare “presunto” innocente fino a sentenza definitiva, non può valere in presenza di leggi che consentono al processo di estinguersi prima di arrivare alla sentenza. Perché il giusto processo non può essere veramente giusto se manca nell’equilibrio processuale anche un presunto colpevole che dovrà emergere inevitabilmente alla fine del processo.

Sappiamo bene che chi viene giudicato colpevole, nella gran maggioranza dei casi, si ritiene vittima di una ingiustizia. Ma sappiamo anche che spesso vuole solo farlo credere. Comunque è un suo diritto. Non deve invece essere un suo diritto poter contare su processi lunghi per evitare una sentenza che lui (o lei) magari sa già benissimo non sarebbe in suo favore.

Un mancato equilibrio nel sistema di gestione della giustizia fa mancare di fatto anche uno dei pilastri della democrazia. È vero che i tempi lunghi danneggiano non poco la qualità del sistema giudiziario, ma questo problema deve essere risolto facendo in modo che i processi durino meno, dando al sistema giudicante tutti i mezzi per abbreviare la tempistica necessaria a concludere nei “tempi ragionevoli” il processo, come prescritto nella Costituzione.

Con la prescrizione vengono invece aprioristicamente scaricati dalle loro responsabilità solo gli indagati, lasciando quindi al danneggiato anche il peso di non aver potuto godere in pieno del suo diritto a un giusto e imparziale processo.

Oltre a questo evidente rischio di “grave infortunio” sul piano della Giustizia, comunque, di questi tempi emerge anche un pesante disturbo, fors’anche una vera e propria interferenza, che coinvolge proprio il “Cerchio magico” del succitato Renzi, come riportano recentissime notizie di stampa. A me appare perciò troppo interessata la sua crociata contro la nuova legge Bonafede a tutela del giusto processo. Ciò fa tornare alla memoria quelle spregevoli dichiarazioni (e azioni!) fatte al tempo del “berlusconismo rampante”, trionfatore in politica anche grazie alle pessime leggi ad personam che hanno caratterizzato quell’infausto periodo del nostro sistema Giustizia.

È comprensibile il suo fastidio, e il suo timore, per indagini che riguardano persone a lui molto vicine, ma è ciò che accade sempre anche a tutti noi semplici cittadini quando per qualche causa può succedere che veniamo indagati. Eppure è proprio su chi è stato come lui al vertice del sistema democratico che il semplice cittadino guarda per trovare l’esempio di chi si sottopone con fiducia al giudizio di merito del sistema giudicante.

Se è proprio lui a sbraitare quotidianamente in quel modo, e con quelle aperte minacce contro lo stesso governo di cui fa parte al solo scopo di modificare la legge in maniera che palesemente potrebbe favorirlo, la Giustizia per prima ne soffrirebbe molto, ma potrebbe far molto male anche a se stesso. Questa però sembra proprio essere la sua specialità.

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