“Bank” diventa “tank”. E la frittata è fatta. O almeno, è la versione degli avvocati di Elder Finnegan Lee e Gabriel Natale Hjorth, i due ragazzi americani accusati di aver assassinato a Roma, nella notte fra il 25 e il 26 luglio, il vicebrigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega. Già il giorno della prima udienza, prevista il 26 febbraio, i rispettivi legali dei due 20enni di San Francisco, Roberto Capra e Francesco Petrelli, depositeranno una perizia dove contestano sia la trascrizione dei colloqui detentivi oggetto di intercettazione ambientale nei confronti di Finnegan Lee, sia la traduzione delle stesse e delle dichiarazioni rese da Natale Hjorth in sede di interrogatorio. “Equivoci linguistici” che tuttavia sarebbero andati a modificare in maniera decisiva le frasi pronunciate dai ragazzi, rafforzando la convinzione degli inquirenti che gli americani fossero coscienti di trovarsi di fronte a due carabinieri al momento dell’accoltellamento.

Quella notte, infatti, Cerciello e il suo collega, Andrea Varriale, avevano contattato in incognito Finnegan Lee e Natale Hjorth, sul telefonino che i due avevano (forse inavvertitamente) sottratto a Sergio Brugiatelli, dal quale – a quanto ricostruito – volevano acquistare della droga, venendo poi sostanzialmente truffati con delle tachipirine. I militari, in borghese, avevano quindi raggiunto nel quartiere Prati i due giovani, per quello che si era trasformato in un tentativo di estorsione, restando in realtà – è la tesi della procura – vittime di un agguato. Con Elder, in possesso di un coltello da guerra con lama da 18 centimetri, a sferrare al vicebrigadiere ben 11 coltellate.

La “banca” e la “macchina militare”: cosa cambia? – Uno dei “refusi” principe, secondo gli avvocati, riguarderebbe la differenza fra “bank”, dunque “banca”, individuabile come il luogo dell’appuntamento a Prati dove i due americani attendevano i carabinieri in incognito, e il termine “tank”, che in inglese sta anche per “carrarmato” e che nella perizia è stato tradotto in “macchina militare”. L’interpretazione che ne sarebbe derivata, dunque, sarebbe che i due ragazzi americani stessero attendendo la “macchina militare”, sapendo dunque che la Fiat Punto guidata da Cerciello Rega era in realtà una vettura dei Carabinieri. Ma c’è un’altra traduzione “sbagliata” che ha fatto sobbalzare i legali. A un certo punto Elder al suo avvocato americano, Peters, dice: “When I called mom and told her… police station and they’re saying I killed a cop”. Tradotto letteralmente sarebbe: “Quando ho chiamato mamma e le ho detto… stazione di polizia e loro mi stavano dicendo che avevo ucciso un poliziotto”; invece, la trascrizione è diventata: “Ho chiamato casa dicendo di aver fatto la decisione sbagliata colpendo un poliziotto”.

Accade molto spesso che nei processi che vedono imputati degli stranieri, i legali contestino trascrizioni e traduzioni. È probabile che il giudice decida di nominare un perito terzo che si rioccupi di analizzare di nuovo i nastri per capire se e quanti degli errori contestati dagli avvocati trovino effettivamente riscontro. Va precisato che l’ascolto e la trascrizione, sia in inglese che in italiano, degli atti non è stato effettuato dai Carabinieri, ma da un perito californiano – in maniera che possa comprendere anche lo slang – nominato dalla Procura di Roma fra quelli iscritti a un apposito albo dei traduttori.

La nuova perizia: “Prime due coltellate non letali” – Sulla dinamica sostanziale dell’omicidio, in realtà, a oggi restano pochi dubbi. Tutto si gioca sulle responsabilità. La tesi principe della difesa è che i due californiani non fossero coscienti di trovarsi di fronte a due “poliziotti” (sia Cerciello Rega che Varriale, oltre a essere in borghese, non avevano con loro nemmeno pistola e distintivo, ndr), bensì a dei potenziali criminali inviati da uno spacciatore. Natale Hjorth, sostiene anche di non essere stato a conoscenza che l’amico detenesse un coltello da guerra, tesi in parte smentibile dalle impronte che l’italo-americano avrebbe lasciato nei pressi del nascondiglio dell’arma.

Ma Ilfattoquotidiano.it viene a conoscenza di un nuovo particolare che potrebbe invece rafforzare la tesi sostenuta da Massimo Ferrandino, avvocato della vedova, Rosa Maria Esilio. Una perizia più approfondita sul corpo del vice-brigadiere, infatti, ha constatato come le prime due coltellate subite dal carabiniere non avessero in alcun modo pregiudicato organi vitali: la prima finita sulla clavicola e la seconda che ha colpito un braccio. Sarebbe stato il terzo fendente, alla schiena, a uccidere Cerciello Rega, essendo la lama di 18 centrimetri affondata nella sua totalità.

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