Dall’inizio dello scorso dicembre almeno dieci attivisti sono stati arrestati, interrogati e condannati a pene da sei mesi a quattro anni per “offesa” al re del Marocco, a funzionari governativi o a istituzioni pubbliche. La loro colpa è di aver varcato la “linea rossa” che separa rigidamente le opinioni consentite da quelle da punire.

Ecco alcune delle loro storie:

Il 1° dicembre la polizia di Settat ha arrestato il blogger Mohammed Sekkaki, noto come Moul El Kaskita, che quattro giorni prima aveva postato su YouTube un video in cui criticava il re e protestava contro una nuova tassa sugli utenti del canale. È stato condannato a quattro anni di carcere e a una multa equivalente a circa 4000 euro per “offesa” al re e a funzionari governativi. Il processo d’appello è in corso.

Il 5 dicembre a Rabat è stato arrestato Omar Ben Boudouh, un influencer e YouTuber noto come Moul El Hanout per “offesa” a funzionari governativi e a istituzioni pubbliche e per “incitamento all’odio”, accuse giudicate da Amnesty International prive di fondamento. Il 7 gennaio è stato condannato a tre anni di carcere.

Un altro influencer e YouTuber, Youssef Moujahid, è stato arrestato il 18 dicembre e raggiunto dalle medesime accuse e dalla stessa condanna a tre anni. Il processo d’appello è in corso.

Il 17 dicembre il tribunale di Meknes ha condannato Ayoub Mahfoud, uno studente di 18 anni, a tre anni di carcere e a una multa equivalente a 500 euro, sempre per “offesa” a funzionari governativi e istituzioni pubbliche. Il 16 gennaio è stato posto in libertà provvisoria in attesa del processo d’appello, previsto il 30 marzo.

Il 24 dicembre a finire in carcere è stato l’attivista Rachid Sidi Baba, “colpevole” di aver pubblicato un video su YouTube in cui esprimeva la sua frustrazione per lo sfruttamento delle terre da parte di investitori stranieri senza alcun ritorno economico per le comunità locali. È stato condannato a sei mesi di carcere e a una multa pari a 500 euro. In appello, il 13 febbraio, la pena è stata ridotta a due mesi e mezzo.

Il giornalista Omar Radi è stato arrestato il 26 dicembre dopo che aveva criticato su Twitter la conferma in appello delle condanne contro numerosi esponenti del movimento di protesta Hirak El-Rif. Cinque giorni dopo è stato rimesso in libertà provvisoria in attesa del processo, che si terrà il 5 marzo.

Il 29 dicembre è stata la volta del rapper Hamza Sabbaar, arrestato a Laayoune. Tre giorni dopo è stato condannato a tre anni di carcere per un brano rap pubblicato su YouTube, in cui criticava il deterioramento della situazione socio-economica nel paese. Il 16 gennaio, in appello, la condanna è stata ridotta a otto mesi.

Il 2020 è iniziato come era finito il precedente. Il 9 gennaio un tribunale di Khenifra ha condannato Abdelali Bahmad, noto come Ghassan Bouda, a due anni di carcere e a una multa di 1000 euro per “offesa” alla monarchia e ai suoi simboli. Prova a suo carico: quattro post su Facebook in cui aveva espresso sostegno al movimento Hirak El-Rif.

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