In attesa che i ricercatori mettano a punto un vaccino il coronavirus – che ha ha contagiato oltre 45mila persone soprattutto in Cina – ora ha un nome: SARS-CoV-2. Glielo ha assegnato il Comitato Internazionale per la tassonomia dei virus, a indicare che si tratta di un fratello dei coronavirus responsabili della Sindrome respiratoria acuta, chiamata Sars-CoVs.

A spiegarlo sul sito BioRxiv, che pubblica studi che non hanno ancora superato la revisione della comunità scientifica, è Alexander E. Gorbalenya, dell’università di Leiden. Il virus Sars-Cov-2, che sta per Severe acute respiratory syndrome coronavirus 2, causa dunque la malattia Covid-19, il cui nome è stato annunciato ieri dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). “È come per l’Hiv e l’Aids, sono nomi diversi che indicano il virus e la malattia”, precisa in un commento all’articolo Benjamin Neuman, virologo della Texas A&M University Texarkana, membro del gruppo di studio sul coronavirus (Cgs) del Comitato internazionale per la tassonomia dei virus. “Il nuovo virus fa parte della stessa specie di virus che hanno causato la Sars (Sindrome respiratoria acuta) in Cina nel 2002-2003. Sono membri diversi della stessa specie”, continua Neuman.

L’attuale epidemia di Covid-19 colpisce le basse vie respiratorie ed è il terzo caso, in soli due decenni, di spillover (cioè il meccanismo biologico per cui un virus riesce a passare da una specie ad un’altra) di un coronavirus animale che passa all’uomo causando una grave epidemia. I ricercatori del Gruppo di studio del coronavirus hanno quindi riconosciuto che si tratta di un virus fratello dei coronavirus responsabili di sindrome respiratoria acuta (SARS-CoVs) delle specie di coronavirus collegati alla Sindrome respiratoria acuta: da qui il nome coronavirus da sindrome respiratoria acuta 2 (SARS-CoV-2). La trasmissione da animali all’uomo indipendente dei virus SARS-CoV e SARS-CoV-2 evidenzia il bisogno di studiare meglio l’intera specie di questi virus, per capire meglio le loro interazioni in un ambiente in continuo cambiamento ed essere meglio preparati ad affrontare future epidemie.

L’articolo su BioRxiv

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