Francesco Polacchi, esponente di CasaPound ed editore di Altaforte, è stato condannato a un anno di carcere per lesioni personali. Nel giugno 2017 aggredì – secondo l’accusa – un esponente dell’Anpi e un attivista dei diritti dei migranti dentro Palazzo Marino, la sede del Comune di Milano. All’aggressione partecipò anche un altro militante di CasaPound, Maurizio Zatelli, condannato a 10 mesi di carcere. Altaforte, come si ricorderà, ebbe uno slancio di notorietà quando pubblicò una biografia-intervista di Matteo Salvini.

Il giudice ha accolto la richiesta del pm Enrico Pavone. Secondo la ricostruzione, il 29 giugno 2017, alcuni rappresentanti del movimento di estrema destra avevano fatto irruzione nella sala del consiglio comunale per contestare il sindaco Giuseppe Sala, all’epoca indagato per la vicenda dell’appalto sulla Piastra di
Expo. Polacchi e altri militanti, una volta usciti dalla sala, hanno incrociato dentro Palazzo Marino una delegazione di circa 10 persone, tra cui Filippo Santino Masi (Anpi) e Jorge Castro Casaraz, rappresentante di un’associazione in difesa dei migranti. Il gruppo stava aspettando di incontrare il capo del gabinetto del sindaco per presentare formalmente una richiesta di residenza per migranti richiedenti asilo.

La delegazione faceva parte di un gruppo più numeroso, circa 500 persone, che stava facendo un presidio davanti al Comune. Secondo il racconto delle due vittime, un militante di estrema destra avrebbe rivolto a un ragazzo di colore, che faceva parte della delegazione che doveva incontrare il capo di gabinetto del
sindaco, l’espressione: “Neg… di mer…! Che cosa ci fai tu qui?”. Infine, Polacchi e Zatelli avrebbero iniziato a picchiarli. “Mi hanno dato tre cazzotti in testa – ha detto Masi durante il processo – e sono andato in ospedale, dove mi hanno dato una prognosi di una settimana”. Sempre il rappresentante dell’Anpi aveva spiegato di non avere intenzione di accettare eventuali risarcimenti: “Io faccio parte dell’Anpi, quella gente lì l’ho sempre contestata, ho sempre combattuto i fascisti, non li posso vedere”. Così è stato: gli imputati tramite i legali avevano offerto 1800 euro in forma di risarcimento per chiudere il processo. L’offerta fu rifiutata non perché incongrua rispetto al danno subito, ma rispetto “alle modalità con cui è stato commesso il fatto”

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