C’entra qualcosa il diritto alla casa con il dibattito sulla revisione del Patto di stabilità lanciato in questi giorni dalla Commissione Europea? Eccome! Non soltanto perché tutti gli Stati membri hanno ratificato il Patto Internazionale sui Diritti Economici Sociali e Culturali e per le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Possiamo incidere in questo dibattito? Sì, moltissimo e direttamente.

In tale contesto è da accogliere positivamente l’Iniziativa Cittadini Europei (Ice), promossa da una rete europea di organizzazioni sociali tra le quali l’Alleanza Internazionale degli Abitanti e l’Unione Inquilini.

L’Ice è uno strumento a livello di Unione europea poco conosciuto, ma davvero efficace: serve un milione di firme entro fine marzo 2020, in almeno 7 Paesi europei, per costringere finalmente anche la Commissione europea a discutere su quattro rivendicazioni delle organizzazioni sociali, autorità locali e governi progressisti, ovvero:

1) la non applicazione dei criteri di Maastricht agli investimenti per realizzare case popolari;

2) un accesso più facile ad alloggi a prezzi accessibili;

3) finanziamenti dedicati all’edilizia popolare dall’Unione Europea;

4) il controllo e la regolamentazione del mercato delle locazioni temporanee su piattaforme digitali (Airbnb).

Una petizione di merito che può scardinare l’indifferenza sulla questione abitativa che in Europa è gravissima.

Basta con le omissioni. Se si vuol davvero parlare di Green Deal, Paolo Gentiloni, commissario Ue per l’economia, tiri fuori dai cassetti lo studio del 2018 della High-Level Task Force presieduta da Romano Prodi che affermava: il deficit annuale di investimenti in case popolari nell’Unione è di 57 miliardi di euro. Come si è arrivati a questo?

Dal 2009 ad oggi gli Stati, sotto la scure dei criteri di Maastricht e dei duri attacchi della Commissione europea al settore abitativo pubblico, tacciato di violare la libera concorrenza, hanno drammaticamente tagliato gli investimenti nel settore, precipitati da 48 a 26,1 miliardi di euro annui. Nello stesso periodo i sussidi abitativi in Europa sono balzati da 55,5 a 72,1 miliardi di euro.

I risultati di queste politiche neoliberali e di fatto solo assistenziali in salsa europea? Più di 82 milioni di persone spendono più del 40% del reddito per la casa, oltre 7.300.000 famiglie sono morose incolpevoli per affitti e mutui, le liste di attesa per una casa popolare sono sempre più lunghe.

L’Italia? Fanalino di coda a livello europeo con meno del 4% di case popolari rispetto al 30% di Paesi come l’Olanda, e lontana dalla media europea del 16%, ma in testa alla classifica europea delle famiglie in attesa di casa popolare con oltre 650mila famiglie nelle graduatorie.

Possiamo dire “Basta!”. L’invito è a firmare l’Ice, online, adesso! Questo il link per aderire alla petizione europea.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

5G, sul tema dell’elettrosensibilità c’è bisogno di consapevolezza

next
Articolo Successivo

Liliana Segre al Pirellone: “La mia mozione contro l’odio? Non c’è nessuna censura, solo il sentimento di chi combatte l’intolleranza”

next