Spero che siano d’accordo i miei venticinque lettori se questa volta lascio da parte il solito schema dei buoni e cattivi del Festival, per riprendere un paio di temi che mi sembrano importanti e che si sono manifestati con grande evidenza in queste serate, in particolare quella di giovedì. D’altronde anche ieri sera ne hanno fatto cenno, pur scherzosamente, sia Fiorello con la battuta del pappagallo, sia Antonella Clerici nelle sue regole per un perfetto Sanremo.

Come si ottengono risultati di ascolto così elevati come il 54% della terza serata? Cominciando con delle gaffe che scatenino polemiche fin dai giorni precedenti, suggeriva Antonella. Solo una battuta? Certo che, se le critiche fin dai giorni precedenti sono un classico del Festival, mai come quest’anno sono state tanto pesanti, insistite e gravi, spaziando dal tema economico a quello del sessismo a quello dell’incitamento alla violenza. Mai si erano viste tante dichiarazioni di rifiuto di seguire il festival proposte sia a livello personale sia da associazioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, opposto alle intenzioni. E allora una riflessione sul tema è necessaria. Escluso che le gaffe siano state fatte ad arte per suscitare polemiche e attirare attenzione (un Amadeus machiavellico non lo vedo proprio), resta un’evidenza. Anche nel caso in cui le critiche siano motivate e ragionevoli, le proposte di boicottaggio nei confronti di un prodotto mediatico lasciano il tempo che trovano, nel migliore dei casi, in altri casi gli tirano la volata. Meditate gente meditate, come diceva un grande, prima di boicottare.

Ma sugli ascolti monstre voglio fare un’altra osservazione. La serata sanremese è divisa in due parti: la prima parte, grossomodo dalle 21 alla mezzanotte, è seguita da 13 milioni di italiani, la seconda dalla mezzanotte alle 2 da cinque milioni. Ora mi sembra il caso di chiedersi chi sono coloro che resistono fin alle 2, che lavoro fanno, potendo permettersi simili orari notturni di svago, escludendo che possano essere studenti che il mattino dopo hanno lezione, tanto per parlare dei tanto ricercati giovani. Ma c’è di più. Nella mitica terza di giovedì, per esempio, nella seconda parte, quella notturna, sono andati in onda momenti di televisione strepitosi: l’esibizione di Tosca, risultata poi vincitrice, quella di Gabbani astronauta, i ventiquattromila baci di Diodato e Zilli, il monologo di Alketa con arrivo a sorpresa di Bobby Solo. Mi domando: ha un senso, soprattutto per un servizio pubblico, riservare questi momenti straordinari a un terzo dei suoi utenti, o meglio, ha un senso privarne i due terzi? Non è una domanda retorica, si accettano anzi si auspicano spiegazioni ragionevoli.

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