L’annuale relazione dell’Eurispes è stata ampiamente commentata, in particolare perché sono stati messi in evidenza i disagi del nostro Paese, disagi che hanno portato l’istituto di ricerca ad usare parole ‘forti’, come la definizione di “Paese incattivito”. Restringiamo l’attenzione sui temi a noi più pertinenti, quelli legati alla comunicazione.

L’Eurispes segnala che il 65% degli italiani ritiene la Tv il mezzo più credibile; ed è proprio sulla Tv che il 29% degli italiani (il 40% per chi possiede un livello di istruzione inferiore) forma la propria opinione di voto (in un anno la Tv perde comunque 10 punti percentuali di credibilità), contro il 25% che invece non si basa su alcun mezzo avendo consolidate le proprie idee. Solo il 10% si affida ai social, il 10% ai quotidiani, il 9% ai quotidiani online, il 5% alla radio e ai comizi dei candidati. Lo ‘zoccolo duro’ dei vari partiti, cioè quel bacino di elettori la cui scelta elettorale è consolidata e prescinde dai condizionamenti dei media, rappresenta circa il 25% della popolazione (forse quelli che guardano poco la Tv), quindi la fetta maggioritaria dell’elettorato sembra essere piuttosto ‘fluida’, sensibile alle tendenze imposte dai media.

La televisione, ininfluente per molti, sembra riprendere importanza. Fino a pochi anni fa sembrava fossero i social ad avere maggiore influenza, al punto che al web sono state attribuite le fortune dei 5Stelle. Ultimamente sono ‘risorte’ le piazze, monopolizzate da Matteo Salvini (il quale fa anche un uso massiccio del web) e dalle Sardine. Il ritorno in auge della Tv spiega, fra l’altro, il motivo per cui le forze politiche continuino ad essere così sensibili alle nomine-Rai.

Nella tabella si nota che i talk hanno una minore credibilità rispetto alla Tv in generale. La pubblicità occulta, vietata per legge, è quella che non si presenta come tale ma come vera e propria informazione ed è la pubblicità più efficace; spesso la comunicazione politica è inserita non negli spazi ad essa adibiti, ma nei programmi d’intrattenimento e ciò determina, secondo gli esperti, un condizionamento superiore (il caso più noto è stato lo spot promozionale del programma Porta a Porta costituito da una breve dichiarazione di Salvini durante l’intervallo della partita di calcio Juve-Roma, a pochi giorni delle elezioni regionali in Emilia-Romagna). La comunicazione pubblicitaria è meglio disciplinata di quella politica!

Anche l’Auditel conferma una leggera ripresa del consumo di televisione. Ma segnala anche il veloce invecchiamento della platea televisiva, in misura molto più accentuata dell’invecchiamento della popolazione. L’età media della popolazione italiana è pari a 45 anni, quella della Tv sfiora i 60 anni. Gli over 55 rappresentano il 38% della popolazione e sono il 55% di coloro che guardano la Tv, mentre la fascia d’età 15-34 è il 21% della popolazione e solo l’11% della platea televisiva.

La Rai in particolare è la Tv più vecchia, nel senso che il suo pubblico ha mediamente un’età molto avanzata (a differenza di Sky). L’età media degli ascoltatori del Tg1, tanto per fare un esempio, è pari a circa 63 anni, per cui la probabilità che un ventenne guardi il Tg1 è pari a quella che lo veda un centenario.

I disagi del nostro paese non derivano dall’informazione televisiva, però un contributo negativo di sicuro è offerto da quest’ultima. Più che informazione, nello schermo televisivo predomina la propaganda; nei programmi di approfondimento ci si imbatte spesso in imbonitori e non in veri esperti. La stragrande maggioranza degli italiani, secondo la ricerca Eurispes, ritiene che la Shoah non sia mai esistita, sono tanti che non conoscono i fondamentali della storia: di questa diffusa ignoranza una qualche responsabilità è nei media e in chi diffonde le fake, notizie false spacciate per verità.

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