La storia della persecuzione giudiziaria dei bidun del Kuwait si arricchisce di un nuovo capitolo. Il 28 gennaio si è concluso il processo, iniziato il 10 settembre, nei confronti di 15 attivisti bidun che tra l’11 e il 14 luglio 2019 avevano manifestato per chiedere il riconoscimento dei loro diritti. Al gruppo degli imputati era stato aggiunto, in contumacia, Mohamed Waly Mutlaq, promotore dal suo esilio londinese del Consiglio dei Bidun.

Il processo si è concluso con la condanna all’ergastolo di Mutlaq, giudicato colpevole di “offesa all’emiro via Twitter”, “convocazione di manifestazioni illegali”, “ribellione contro il sistema”, “diffusione di notizie false”, “messa in pericolo delle relazioni bilaterali con paesi amici” attraverso dichiarazioni offensive nei confronti di questi ultimi e, dulcis in fundo, “uso inappropriato di un telefono”. La condanna non è appellabile a meno che Mutlaq non rientri in Kuwait.

Redha Thamer Ghulfais Maqtouf e Hamoud Rabah Hamoud Hamad sono stati condannati a 10 anni di carcere per “adesione a un’organizzazione messa al bando” (il Consiglio dei Bidun), “convocazione e partecipazione a manifestazioni illegali”, ” offese ad Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Sudan attraverso post su Twitter” e, pure per loro, “uso inappropriato di un telefono”.

Un quarto imputato è stato assolto e gli altri 12 sono stati rilasciati con un periodo di prova per buona condotta di due anni; cinque di loro, tra cui il noto attivista per i diritti umani Abdulhakim al-Fadhli, hanno dovuto pagare una multa equivalente a 3000 euro.

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