I café parigini di inizio secolo, i bistrot, gli studi in cui dipingeva: sono i luoghi in cui il pittore Amedeo Modigliani ha vissuto e lavorato, immortalati dall’obiettivo del filmmaker Luca Dal Canto un secolo esatto dopo la sua morte. Un progetto nato nel 2014, che dopo aver fatto tappa in diverse città in Italia – più la tappa di Strasburgo torna “a casa” di Modì, a Livorno, per le celebrazioni del centesimo anniversario della sua scomparsa. L’esposizione “I luoghi di Modigliani tra Livorno e Parigi” sarà visitabile dal 1 al 16 febbraio al primo piano della Biblioteca Comunale Bottini dell’Olio, in tandem con la mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse”, in corso al Museo della Città.


La mostra, a metà tra un documentario e il reportage, ripercorre 47 luoghi che sono tappe fondamentali della vita di Modigliani e mostra come sono stati trasformati nel tempo. In entrambe le città, la globalizzazione ha spazzato via lo spirito del tempo d’inizio secolo: banche, istituti assicurativi e ristoranti hanno preso il posto di botteghe e bistrò, mentre altre zone, un tempo piene di vita e di cultura, sono oggi vittime di degrado e abbandono. O, al contrario, preda delle orde di turisti che hanno “appiattito” l’atmosfera di un luogo unico come Montparnasse. Ogni fotografia è legata a un racconto tratto dalla vita dell’artista, cercando di districare l’uomo dalla leggenda, la sofferenza dalla genialità, l’artista dal mito. Un’esistenza bohemiénne, scandalosa e malinconica: tanto era amato e popolare, a Parigi, che al suo funerale, una folla lo accompagnò al cimitero del Père Lachaise. “Non dimenticherò mai il funerale di Modigliani. Amici, fiori, i marciapiedi affollati di gente che chinava il capo in segno di dolore e di rispetto – scrisse lo scultore Jacques Lipchtiz – Tutti sentivano nell’intimo che Montparnasse aveva perduto qualcosa di prezioso, qualcosa di molto essenziale”. Con questo viaggio fotografico si esplorano i sogni, le speranze, le paure e le insicurezze di un grande artista, a cui il destino ha riservato una fine tragica e prematura, a soli 36 anni.

L’edizione 2020 è promossa dall’Associazione culturale Franco Ferrucci, in collaborazione con Momentum Galerie Paris e con l’associazione “Livorno Com’Era”. La nuova edizione si arricchisce di cinque nuovi luoghi – e perciò cinque nuovi racconti – oltre che di sei fotografie. Una mostra diventata multimediale: basta uno smartphone e, grazie ai QRcodes, per accedere a dei contenuti extra, come la colonna sonora perfetta da ascoltare durante la visita, la lettura dei racconti ambientati tra Livorno e Parigi. Attraverso i pannelli interattivi è anche possibile vedere come quello stesso luogo appariva un secolo fa, confrontando le immagini di ieri e di oggi.

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