Regista senza lavoro: mi propongo per video d’autore di matrimoni, comunioni e lauree”. No, non è un annuncio qualsiasi di un ragazzo che cerca lavoro. Bensì il post apparso su Facebook a firma di Alessio Cremonini. Il regista di Sulla mia pelle, film interpretato da Alessandro Borghi che racconta magistralmente gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi. Un’opera presentata in anteprima mondiale al Festival di Venezia nel 2019, che ha vinto quattro David di Donatello, apprezzata dalla critica e amata dal pubblico, diventando perfino un caso di visione “clandestina” collettiva nelle piazze da migliaia e migliaia di persone, oltrepassando obblighi contrattuali di produzione Netflix e la tradizionale distribuzione nelle sale.

Eppure, nonostante l’affermazione forte e robusta per un cinema civile di qualità eccelsa, per Cremonini nulla di fatto. La carriera non avanza. E il regista decide di sfogarsi sui social. Il post, tra serio e il faceto, raggiunge in poche ore centinaia di like. E in molti cominciano a commentare: “Se non ci riesci tu, non ci riesce nessuno”; “ma che hai fatto di male”; “se anche tu sei messo così non c’è speranza”. Tanta la solidarietà dalla gente comune, qualche commento di un paio di attori, ma nessun produttore o addetto del settore, che spesso popolano Facebook, a rispondere a Cremonini.

Romano, classe 1973, già sceneggiatore di Private (diretto da Saverio Costanzo), e autore di un’opera prima passata inosservata (Border, 2013), Cremonini aveva già postato un altro messaggio di dissenso e fastidio probabilmente legato a qualche rifiuto subito su un progetto presentato da tempo pubblicando un video dei Credence con la scritta “è il momento di fare un bel viaggio e mandare a quel paese un sacco di cose”.

Evidentemente il mondo dello spettacolo è più duro di quanto si racconti e di quanto me lo aspettassi, le cose che propongo al momento non riescono ad avere finanziamenti”, ci spiega Cremonini dalla sua casa romana del Tufello mentre prova a smaltire una brutta influenza. “Sono progetti dall’impronta politica come è stato Sulla mia pelle. Io ho quel tipo di ispirazione lì, come lo ebbi per Border e Private scritto con Saverio Costanzo. L’ho comunque presa in modo ironico come si legge su Facebook. Tra l’altro non sono uno che vive il mondo dello spettacolo come altri registi e anche su Facebook i miei contatti sono al 99% di persone normalissime. Per questo sono stato circondato dal loro affetto dopo questo post. Affetto che dopo Sulla mia pelle ritrovo anche da tanta gente comune. Ogni volta che vado in taxi mi chiedono che lavoro faccio e io dico il regista. E che film hai fatto? Quello su Cucchi. Ebbene tutti i taxisti l’hanno visto, tutti i barbieri l’hanno visto, tutti i medici l’hanno visto tutto. Piaciuto o meno è raro che un film su un tema così difficile e drammatico abbia suscitato questa vicinanza”.

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