Per fortuna manca ormai poco alla conclusione di questa assurda campagna elettorale per il governo di due regioni, di cui una la Calabria, praticamente ignorata, e l’altra l’Emilia Romagna assurta incredibilmente a set per una ordalia pro o contro Salvini dal cui esito far dipendere le sorti del governo e del paese.

Il clima che si è creato sul voto regionale in Emilia Romagna è senza paragoni ed è stato alimentato in primis dalla sfrontatezza del “protagonista assoluto” disposto a tutto pur di riportare l’Italia alle urne; probabilmente ora più che mai grazie “alla finestra” che si è aperta con il via libera al referendum confermativo da parte della Cassazione sul taglio di 345 seggi in Parlamento previsto dalla legge voluta con determinazione e portata a casa dal M5S. Il referendum potrebbe tenersi in un periodo compreso tra la fine di marzo ed i primi di giugno, traducendosi in un allettante voto anticipato.

Poi ad amplificare l’attesa spasmodica per chi conquisterà, anche se forse per un pugno di voti, la Regione diventata suo malgrado simbolo di vittoria o di sconfitta assoluta, ci ha pensato la grancassa mediatica dei fronti contrapposti e purtroppo anche le Sardine hanno contribuito ad enfatizzare la centralità dell’agenda politica dettata da Salvini. Lo confermano la scelta di Bibbiano per una sorta di “disfida” in piazze limitrofe e l’annunciato flash mob a chiusura della campagna elettorale al Papeete.

Se l’Emilia Romagna o meglio la quotidiana road map salviniana con tanto di “improvvisate” incursioni via citofono occupano mediamente la metà di quasi tutti i notiziari e dei sedicenti approfondimenti, come per una fatale ed inconcepibile compensazione la Calabria è uscita dai radar mediatici, dalle assillanti esternazioni politiche e, mi sembra, non suscita nemmeno particolare attenzione da parte delle Sardine.

Molto opportunamente ed in solitudine pressoché totale il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, dopo aver elencato i tre impresentabili di questa tornata elettorale, di cui due rinviati a giudizio per corruzione in Calabria che sostengono la berlusconiana, già pupilla di Previti, Jole Santelli, a L’Aria che tira ha chiesto che “si parli di Calabria e delle operazioni che hanno portato al rafforzamento della scorta per il procuratore Gratteri. Vorrei che ci fosse un’attenzione molto seria per queste dinamiche e molta meno concentrazione sui citofonatori seriali”.

Il contrasto alla criminalità organizzata anche attraverso la presenza fisica nelle piazze e le manifestazioni di sostegno e solidarietà, come quella dello scorso 18 gennaio davanti al palazzo di giustizia di Catanzaro in solidarietà a Nicola Gratteri e alla sua squadra, non sono notoriamente oggetto di particolare attenzione politico-mediatica. E poco importa che la mafia e la ‘ndrangheta rappresentino senza mezzi termini una emergenza nazionale, oserei aggiungere, un po’ più allarmante delle citofonate improvvisate o pianificate di Matteo Salvini.

Mi piacerebbe anche, almeno per una volta, sentire dalle Sardine una parola chiara riguardo alla solidarietà a Nicola Gratteri, riguardo alla riabilitazione con accenti di beatificazione per Bettino Craxi e alla petizione lanciata dal Fatto per intitolare una strada a Francesco Saverio Borrelli. Vorrei sapere inoltre se considerano la legge Bonafede sulla prescrizione come “lo scalpo per un messaggio di giustizialismo” secondo la definizione di Matteo Renzi.

Per chi si ritiene portatore di principi fondativi della vita civile e vuole andare oltre a generiche affermazioni di principio sul bon ton politico mi sembrano domande ineludibili oltre che stringenti, dato che il 27 gennaio in aula Italia Viva voterà con Berlusconi, Salvini e Meloni per affossare la riforma Bonafede.

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