A un certo punto il crepuscolo, sostanza che inghiotte le forme, stava gradualmente per cancellarli, poi, dopo qualche anno di pausa intervallati da annunci di progetti paralleli che non hanno portato da nessuna parte, i Wolf Parade, band di punta assieme agli Arcade Fire (a cui devono molto), di quell’indie rock canadese spinto in alto da manager lungimiranti e da frontman esagitati dalle voci tremolanti, sono tornati al loro status iniziale a loro più congeniale.

Thin Mind, disco in uscita il prossimo 24 gennaio per la Sub Pop, è il quinto capitolo della loro carriera, il secondo da quando hanno deciso di rimetter su la band nel 2017, ed è composto da dieci brani carichi di promesse in gran parte mantenute, in cui si raccontano “storie dell’orrore dell’Antropocene”, l’era del dominio dell’uomo sulla Terra, e riversano le paure crescenti per la nostra società sempre più caustica e spregiudicata, e che – per come la vedono loro – peggiorerà ulteriormente col progredire del benessere umano. Un ritorno, il loro, contro il dominio del pensiero debole.

“Questo disco è molto personale – dichiara la band guidata da Spencer Krug e Dan Boeckner – ma allo stesso tempo, proviamo tutti lo stesso generale senso di ansia. Alimentata dalla troppa tecnologia che ha finito per ridurre la nostra attenzione in generale, rincretinendoci”. Da qui il titolo Thin Mind (mente sottile) che riassume il paradosso della nostra società: viviamo nella società dell’informazione, dove siamo bombardati di notizie, ma non sappiamo riconoscere la verità dalle fake news. A peggiorare le cose ci sono poi i social network in cui tutti dicono tutto a tutti in continuazione, producendo una sorta di indifferenza generalizzata nei riguardi di ogni tipo di comunicazione.

I due singoli che hanno anticipato l’uscita del disco descrivono entrambi la caduta della società: Against the Day segue l’ascesa di governi anarchici urbani che si formano in seguito al collasso, mentre in Forest Green ci si ritira in boschi desolati utilizzati come un rifugio e dove Dan Boeckner canta: “Rimango qui solo per sopravvivere / Sembra che ogni giorno sia come quello precedente”. In generale, Thin Mind è un’ottima prova per la band canadese, infinitamente più attraente rispetto ai loro ultimi lavori: certo, non c’è stato mai nulla di particolarmente innovativo nella loro musica, anche se hanno avuto il merito di saper reinventare la musica elettro-pop in un mix efficace di chitarre sporche che fanno tanto New Wave anni Ottanta ed echi Garage-Rock dei Sessanta, ma pezzi come Under Glass, Against the day e Forest Green val la pena non farseli scappare.

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