Usare il telefono sotto carica mentre faceva il bagno è costato la vita a una donna di 45 anni, morta folgorata nella vasca da bagno. La vittima è Nathalie Pszola di Doula, nella regione del Jura, in Francia. La donna stava controllando il suo smartphone che era era in carica in una presa accanto alla vasca quando questo è caduto nell’acqua, causando una scarica improvvisa che l’ha uccisa.

L’incidente è avvenuto intorno alle 20 di giovedì 9 gennaio, mentre era sola in casa: a scoprire il suo corpo senza vita sono stati il compagno Fabrice e il figlio Axel, al loro rientro in casa, ma per la 45enne non c’era ormai più nulla da fare. Trasportata in ospedale a Besançon in stato di arresto cardiaco, la donna è morta stamattina. Sull’accaduto indaga la polizia di Dole, come riferisce il quotidiano France Bleu che dà la notizia, che è al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e se nell’abitazione era presente il sistema “salvavita”.

Se un cellulare cade nell’acqua infatti, non rilascia mai corrente verso l’esterno, neanche quando è acceso. Non a caso, gli smartphone di ultima generazione dispongono della certificazione IP67 o IP68 e sono capaci di resistere a cadute accidentali in acqua o a immersioni più profonde e durature, fino a 3 metri e a 60 minuti. Il rischio di scariche elettriche arriva nel momento in cui il telefono è collegato ad una sorgente elettrica ma anche in questa circostanza, se dovesse finire in acqua, la quantità di corrente che dalla porta di alimentazione passa per il cavetto e arriva alla batteria del dispositivo non sarebbe tale da causare la morte per folgorazione (si parla infatti di circa 5 volt).

Certo il discorso cambia nel caso in cui si utilizzino caricatori non originali o cavetti danneggiati, con parti di filo scoperte, oppure ancora se in acqua ci finisce tutto il caricatore, con anche la parte del trasformatore, i cui “dentini” ancora carichi potrebbero essere il presupposto del passaggio di corrente dalla presa all’acqua e da qui alla persona immersa. In conclusione, i cellulari sotto carica dispongono di una potenza sicuramente minore di 220 volt che però è resa rischiosa da alcune condizioni, tra cui anche l’assenza di un “salvavita” nell’impianto elettrico dell’abitazione (in Italia è obbligatorio per legge).

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