Era stato licenziato a fine dicembre dopo la scarsa risposta della compagnia ai disastri della Lion Air e della Ethiopian Airlines, in cui hanno perso la vita 346 persone, e la messa a terra del suo aereo più venduto, il 737 Max. Lo stesso modello che i dipendenti sbeffeggiavano perché “progettato da clown e controllato da scimmie”. Ma l’ex Ceo di Boeing Dennis Muilenburg, pur non ricevendo la liquidazione, lascerà la società con 62,2 milioni di dollari, tra azioni, opzioni e altri benefici accumulati in quasi 35 anni di attività nella compagnia. Muilenburg, che era Ceo dal 2015, detiene dal 2013 anche stock option non esercitate che valgono oltre 18,5 milioni di dollari.

Il nuovo presidente del consiglio di amministrazione David Calhoun gli subentrerà lunedì: per lui, ex dirigente di General Electric e Nielsen, è già pronto un bonus di 7 milioni di dollari se riporterà Max 737 in servizio. La sua produzione verrà interrotta questo mese fino a quando non sarà chiaro quando le modifiche all’aereo saranno approvate dai regolatori. La messa a terra del velivolo sta avendo pesanti ripercussioni anche sulla rete dei fornitori: uno dei principali, Spirit AeroSystems, ha deciso di tagliare 2.800 posti lavoro proprio per l’interruzione.

Lo stipendio base di Calhoun, 62 anni, sarà di 1,4 milioni di dollari, ma potenzialmente potrà incassare diversi milioni di bonus e premi in azioni. Mesi prima dell’espulsione di Muilenberg, alcuni legislatori e parenti vittime degli incidenti sul Max 737 avevano chiesto di dimettersi o di decurtarsi lo stipendio e lui, in un’audizione del Congresso di ottobre, ha precisato che il suo risarcimento era stato fissato dal consiglio di amministrazione della Boeing. Pochi giorni dopo, ha annunciato che non avrebbe ricevuto un bonus per il 2019 e che avrebbe rifiutato la riscossione di “decine di milioni di dollari” come segnale di assunzione di responsabilità circa le criticità del Max.

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