“… Quello che ti chiedo è che la cosa vada avanti in questi termini … vorrei che tu facessi un passo indietro e non ti presentassi a questo concorso… io nel giro di sei mesi sistemo tutto… ti bandisco un altro posto… sono d’accordo con il Rettore”. Funzionavano così le procedure per i concorsi, alcuni a cattedra altri per ricerca, all’Università di Catania, sconvolta la scorsa estate dall’inchiesta che svelato un vero e proprio gruppo di potere di professori che decideva chi poteva partecipare a un concorso e chi lo avrebbe vinto. Una sorta di cupola dei concorsi truccati. Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno chiuso le indagini nei confronti di dieci docenti – tra cui due ex rettori e un ex prorettore – mentre per gli altri professori di altri atenei si procede separatamente. Verso il processo per associazione a delinquere e, a vario titolo altri reati, ci sono l’ex rettore Francesco Basile, il suo precedessore Francesco Pignataro, i docenti Giuseppe Barone, Michela Maria Bernadetta Cavallaro, Filippo Drago, Giovanni Gallo, Giovanni Monaco, Roberto Pennisi, Giuseppe Sessa e l’ex prorettore Giancarlo Magnano di San Lio. Dopo le dimissioni dai ruoli di vertice e di dirigenza dei dipartimenti il giudice per le indagini preliminari ha revocato la misura interdittiva emessa a giugno.

La procura: “Il rettore Basile capo dell’associazione a delinquere” – Nelle 34 pagine firmate dai pm Marco Bisogni, Raffaella Vinciguerra, Santo Distefano e vistate dall’aggiunto Agata Santonocito, si legge che gli indagati “orientavano il reclutamento del personale docente e (non) da parte dell’Università degli Studi di Catania”. Ad alcuni sono contestati anche “abuso d’ufficio, induzione indebita a dare e promettere utilità, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falso ideologico e materiali”. I reati, scrivono i pm, sarebbero stati “finalizzati a garantire la nomina come docenti, ricercatore, dottorandi e personale amministrativo di soggetti preventivamente individuati dagli stessi associati”. Anche in assenza di requisiti. Per la procura Francesco Basile, nella qualità di rettore dal febbraio 2017 “avrebbe ricoperto il ruolo di capo dell’associazione coordinando l’attività degli altri associati. Determinava, inoltre, la composizione degli organi collegiali dell’Ateneo in modo da poterne influenzare gli orientamenti, interveniva nella programmazione e nello svolgimento dei concorsi – anche attraverso la commissione di molteplici reati – curava il mantenimento dei rapporti tra i diversi direttori dei dipartimenti appartenenti all’associazione”.

Giacomo Pignataro, rettore fino al novembre 2017, invece “avrebbe avuto il ruolo di promotore dell’associazione”. Il professore “avrebbe individuato il suo successore (Basile, ndr) pianificando la composizione degli organi collegiali in modo da poter contribuire a determinare gli orientamenti, e dopo la sua decadenza da rettore, sarebbe intervenuto nello svolgimento dei concorsi assicurandosene il controllo”. Avrebbe avuto il ruolo di “partecipe” l’ex prorettore Magnano Di San Lio. Quest’ultimo secondo i pm avrebbe “comunicato agli altri associati le determinazioni del Rettore (al fine di influenzare la composizione degli organi collegiali”. E inoltre avrebbe “curato i rapporti tra Basile e Pignataro”.

I candidati estromessi e quelli compiacenti – Drago (Scienze Biomediche e Biotecnologie), Cavallaro (Economia), Gallo (Matematica e Informatica), Monaco (Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali) Barone (Scienze politiche e sociali) e Pennisi (Giurisprudenza), direttori di dipartimento, sono considerati partecipi dell’associazione a delinquere. E avrebbero consentito “all’associazione di controllare i principali organi collegiali”, mantenere “il controllo dei bandi” di fatto consolidando “il potere” del ‘cartello’ di Basile e Pignataro arrivando anche a “sanzionare” gli estranei e quindi coloro che “tentavano di entrare all’interno dell’Ateneo attraverso la libera partecipazione ai concorsi”. Sì perché almeno in un caso avrebbero detto a una concorrente di revocare la domanda. “Scusami Lucia (Malaguarnera) insomma questo è il concorso di Massimo (Libra, ndr) non è che hai speranza” le parole di Basile riferendosi al concorso a professore di prima fascia per la cattedra di Patologia generale. E così sono stati inquinati altri concorsi per Chirurgia generale, Diritto amministrativo, Scienza e tecnologia dei materiali, Analisi, Filosofia del diritto e altre materie. E così capitava che venissero estromessi candidati maggiormente titolati.

C’è stato anche il caso di una impugnazione di un bando indetto dal Dipartimento di Scienze del Farmaco, a chi si era rivolto al Tar era stata poi offerta, in cambio della rinuncia, l’indizione di un altro concorso. Oppure il caso in cui un concorrente era stato informato dei nominativi degli altri partecipanti in modo da fargli verificare i curricula. Non manca la chiamata per il figlio di un professore: Pignataro voleva inserire Antonio Barone, figlio di Giuseppe, e quindi dopo aver diramato un finto interpello aveva contattato i direttori dei dipartimenti interessati “imponendo loro di non avanzare alcuna richiesta“. Infine c’è l’episodio di un convegno fantasma “I volontari italiani in Russia durante la grande guerra” ideato per poter rimborsare le spese a un commissario di concorso: 460 euro il volo Napoli-Catania e 300 euro per il vitto.

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